Lukashenko: repressione crudele contro avversari

Roberto Fabbri

Domani i cittadini della Bielorussia, l’unica Repubblica ex sovietica rimasta graniticamente fedele a Mosca ma anche ai metodi totalitari della defunta Urss, sono chiamati a eleggere il loro Presidente. Il padre-padrone dello Stato, l’ex direttore di un sovchoz (azienda agricola statale nell’era sovietica) Aleksandr Lukashenko, si presenta per la terza volta, grazie a un ritocco della Costituzione nel 2004 che gli permetterà di farlo, in futuro, tutte le volte che vorrà.
Lukashenko, grande ammiratore di Stalin e ultimo dittatore d’Europa, è favoritissimo, ma semplicemente perché in Bielorussia tutti sanno che chi si oppone al suo regime rischia grosso. E dello «sporco lavoro» contro chi vorrebbe una democrazia normale (dove per esempio i giornali scomodi non vengano chiusi d’autorità, o dove gli oppositori notori non perdano il lavoro o in casi ostinati la vita, dove il diritto non sia trasformato nell’espressione della volontà del Capo) si occupa una polizia segreta onnipotente e temutissima, che grottescamente ha mantenuto il nome che aveva nell’era sovietica: Kgb.
Aleksandr Milinkevic, unico vero candidato dell’opposizione, e i suoi attivisti sono stati pesantemente minacciati da un potere che non finge nemmeno di rispettare le forme della democrazia: Lukashenko in persona li ha avvertiti di «non oltrepassare la linea, o ricorreremo alle misure più crudeli». Al capo della polizia speciale della capitale Minsk, il colonnello Yuri Podobed, il compito di chiarire meglio il concetto: «L’opposizione può esprimere i suoi principi democratici con la faccia rivolta contro il selciato».
Questo perché Milinkevic si era permesso di preannunciare una pacifica manifestazione di protesta alla chiusura delle urne, in previsione di un verdetto manipolato. Ma non è tutto. Nell’entourage di Lukashenko, pur garantito dell’esito vittorioso della «competizione» elettorale anche da una scientifica disinformazione e da una martellante propaganda a senso unico esercitata dalla Tv di Stato, la preoccupazione per l’attivismo degli avversari del regime cresce. E così proprio ieri il servizio segreto ha tirato fuori una «prova ufficiale» contro il principale candidato dell'opposizione. Un documento nel quale si falsificherebbe l'esito delle presidenziali attribuendo la vittoria a Milinkevic. Che sarebbe stato così stupido (se quel documento non fosse un falso) da apporvi in calce perfino la firma del presidente della Commissione, la signora Lidia Ermoshina. La quale, ostentando indignazione, ha inviato il tutto alla Commissione Europea.
Ma a Bruxelles le manovre del Kgb bielorusso (e in particolare l’arresto di Anatoly Lebedko, membro del team elettorale di Milinkevic) sollevano una preoccupazione che infastidisce Lukashenko. Javier Solana, alto rappresentante della politica estera della Ue, si è detto indignato dopo che il ministro degli Esteri bielorusso Martynov ha attribuito all’opposizione e ai governi che la sostengono la responsabilità di qualsiasi disordine di piazza. Solana ha promesso dure reazioni in caso di violenze sui manifestanti. E se gli osservatori internazionali denunceranno brogli ai seggi, entro maggio scatteranno sanzioni Ue contro Minsk, nel tentativo di mettere in difficoltà il piccolo Stalin bielorusso. In serata anche Washington ha promesso imprecisate «dure reazioni».