L'ultima battaglia dell'e-book? Convincere gli snob e provocare una rivoluzione

Mentre si allarga il mercato del libro digitale, su riviste e giornali c'è chi prova a difendere i volumi cartacei. L'evoluzione dei costumi però non si arresterà. Ecco qualche buon motivo per non essere pessimisti

Giampiero Mughini, sulle pagine di «Libero», è stato il primo ad affrontare con un ragionamento molto articolato le potenzialità rivoluzionarie del libro digitale. Si è trattato, è vero, di una difesa ad oltranza del vecchio sistema editoriale: fatto di carta stampata e di oggetti da tenere per mano. E non poteva che essere così, visto che Mughini non è soltanto un grande giornalista, ma è anche un uomo di cultura e un profondo conoscitore del mondo editoriale. Purtuttavia Mughini non nasconde alcune delle potenzialità del «nuovo formato». E per lui è quasi un atto doloroso. Nel suo ultimo libro («La collezione», Einaudi) confessa, infatti, la sua passione di bibliofilo. Il suo terreno di caccia è costituito dalla letteratura italiana del Novecento. E il libro non solo dispiega tutto il suo patrimonio, ma avvicina il lettore al magico mondo del collezionismo di libri. Un mondo intessuto non soltanto di profonda cultura ma anche di sincera umanità. Dietro ogni libro (nel senso dell'oggetto), sembra dire Mughini, si nasconde una storia. Un significato, insomma, che va ben oltre il testo stampato. E l'oggetto libro, quindi, assume un valore ulteriore. Un «valore aggiunto» che va a sommarsi alla qualità letteraria del testo (in questo senso confermando le intuizioni del teorico della letteratura Gerard Genette raccolte in «Soglie» del 1987).
Mughini osserva l'arrivo del libro digitale da una prospettiva «partigiana», ma non faziosa. Ben consapevole che il libro elettronico può fare qualcosa per la diffusione della cultura e l'emancipazione letteraria dei giovani. Eppure il suo atteggiamento è fin troppo nostalgico nei confronti di un mondo che tende lentamente a scomparire.
Una quindicina di anni or sono Umberto Eco era stato ancor più netto nella sua bocciatura dell'allora solo futuribile libro elettronico. La sua tesi - in quel caso - sembrava dettata esclusivamente dal buon senso comune. Impossibile - sosteneva il decano dei nostri semiologi - utilizzare sempre, comunque e dovunque il libro elettronico. Per esempio, sosteneva l'autore del fortunato «Il nome della rosa», non si può leggere in riva al mare. Almeno non lo si può fare per un tempo molto lungo, vista la ridotta autonomia delle batterie. Batterie che poi non sempre è facile e agevole ricaricare. Tutto vero. Almeno allora. Oggi ci sarebbe solo da sorridere di fronte a simili ansie. Se non altro per la posizione che tutti i più raffinati prodotti tecnologici hanno conquistato nella nostra vita quotidiana (basti pensare al telefonino, all'ipod, al notebook, e adesso anche al netbook). Per aiutare gli «schiavi» di questi strumenti ci si mettono tutti. Dalle ferrovie (prese elettriche in tutti i nuovi treni) fino ai locali pubblici (quasi tutti forniti di aree wi-fi). Insomma la vita tecnologicamente avanzata è una realtà consolidata. Ed in simile contesto è difficile dubitare della effettiva tenuta di uno strumento come l'e-book.
Proviamo adesso a vedere quali possono essere le qualità che potrebbero fare del libro digitale un pericoloso antagonista del volume cartaceo. Si dovrebbe dire il prezzo. Purtroppo, però, al momento non è proprio economico comprare un libro digitale. La novità editoriale (oltretutto per il momento solo in lingua inglese) in versione digitale costa al massimo il 20/30 per cento in meno del prezzo di copertina del volume cartaceo. Non dovrebbe essere così, facendo un rapido calcolo dei costi di produzione. L'unica spiegazione plausibile è che il mercato è ancora acerbo e i margini di guadagno degli editori non così sicuri. Il prezzo del libro digitale dovrebbe infatti coprire soltanto i costi di revisione e curatela editoriale e di copyright, azzerando invece quelli relativi al costo della carta, ai costi tipografici, a quelli di magazzino, a quelli di distribuzione, fino alla percentuale dovuta ai librai. Quando il libro digitale sarà una consolidata realtà della nostra vita quotidiana forse le novità editoriali potranno costare al massimo 4 o 5 euro.
In attesa che quei tempi arrivino (con buona pace dei nostalgici della muffa, della polvere e della carta ingiallita), ecco qualche caratteristica del libro digitale capace di provocare - col tempo - una vera rivoluzione dei costumi. Intanto c'è da dire che l'e-book sarà rivoluzionario azzerando in un sol colpo tutte le frivolezze degli snob. Costoro non potranno più entrare in un appartamento e giudicare il padrone di casa dai libri che possiede (e che presumibilmente ha letto). Ad un medesimo silenzio saranno ridotti gli snob da metropolitana. Quelli che si sottopongono a stravaganti contorsionismi pur di capire il titolo del libro che il dirimpettaio squaderna sotto il suo naso.
La praticità è tutto con il libro digitale. E quelle che possono essere delle sane passioni bibliofile (come nel caso di Mughini) possono talvolta trasformarsi in pose affatto narcisiste. Inutile rincorrere edizioni di pregio, curatele raffinate o ristampe eleganti. Il libro varrà soltanto per quello che riesce davvero a dire. Con il testo. Con le parole. Scritte lì, nero su bianco. E tanto basta.
In più c'è da dire che il lettore digitale guadagna terreno e possibilità. I suoi angoli di «fuga» aumentano: il libro digitale può infatti essere letto e consultato anche al buio (senza disturbare, magari, il sonno di altri) o in sale da concerto o durante una rappresentazione teatrale. E, perché no, anche in libreria.
Per non parlare dello spazio che ci fa guadagnare. Gli esperti ci tengono a rimarcare una caratteristica assolutamente geniale del nuovo formato librario. Gli e-book consentono di accumulare anche migliaia di testi dentro un solo lettore (della grandezza di un quaderno). Quantità simili di volumi a sento stanno stipate nelle librerie di un piccolo o medio appartamento. Mughini stesso - sul «Libero» - ricordava come Benedetto Croce avesse bisogno di numerose stanze per trovare un adeguato rifugio alla sua preziosissima biblioteca. Ma il lettore comune, meglio ancora il giovane con le scarse risorse ma con tanta voglia di sapere, difficilmente potrebbe avere simili spazi a disposizione.
Inoltre, in una società, che ci vuole comunque più nomadi di trenta o quarant'anni fa, possiamo spostarci tenendo in una sola borsa non solo la nostra libreria ma anche tutti i nostri documenti cartacei ridotti all'esiguo spazio di una pennetta usb. In poche parole gli «effetti personali», compresi gli album fotografici di famiglia e - da adesso - tutta la biblioteca personale potranno seguirci per ogni dove. Così anche nel posto più sperduto potremmo riprendere in mano un libro che avevamo letto e amato. E che il luogo o l'occasione ci fanno tornare in mente. Simili possibilità soltanto il libro elettronico le può regalare. Con buona pace di Mughini e di Benedetto Croce.