L'ultima corrida della storia della Catalogna (per ora)

A Barcellona si è svolta l'ultima corrida della storia
catalana. Un evento che fa parte delle "festa nacional", tradizione e storia, ma anche tragedia, vita e morte, come spiegano Hemingway in "Morte nel pomeriggio" e, a diversi anni di distanza, Matteo Nucci nel suo "Il toro non sbaglia mai"

Il 25 settembre a Barcellona si è svolta l'ultima corrida della storia catalana "a las seis de la tarda", una decisione del parlamento regionale.

Forse gli animalisti non hanno capito che la corrida fa parte delle "festa nacional", un qualcosa si è sempre stato tradizione e storia, ma anche tragedia, la vita e morte, una rappresentazione ben spiegata da Hemingway in "Morte nel pomeriggio" e ora a tanti anni di distanza ci riprova Matteo Nucci con un libro edito da Ponte alla Grazie dal titolo "Il toro non sbaglia mai".

Chi poco o nulla sa della corrida sarà destinato a pardersi in questo meraviglioso libro, ricco di informazioni, una via di mezzo tra un romanzo e una saggio che appassiona. Il romano Nucci, classe 1970, con "Sono comuni le cose degli amici", il suo primo romanzo è stato finalista al Premio Strega.

"Suertes de capa", "banderillas","Suertes de muleta" , "Traje de luces", "Capote de paseo"....sono solo alcuni dei termini con i quali spiega, dal vestiario del torero alle mosse nell'arena o plaza de toros, un mondo in via di estinzione, senza farne un dizionario, ma mischiandolo alla vita di un meccanismo che da secoli coinvolge gli edetti ai lavori alla gente comune.

Cosa sarebbe la Spagna senza la corrida? Regnanti, personalità, scommettitori, credenti in questa danza tragica tra l'uomo e il toro, tra vita e morte, una metafora della nostra esistenza, da Picasso a Dalì, da Lorca a Wolf, filosofo francese esperto di tauromachia fino alla gente del popolo, questa "danza" è una tragedia, "ma in essa l'artista ha una psoizione ambigua, anzi anfibia. Il vero tragediografo deve essere anche commediografico e solo nel caso in cui conosca la commedia e sappia farne uso piò poi farsi vero tragediografo.

"Guai a chi invece non riconosca l'importanza dlla commedia e voglia rifiutarla in blocco per ambire solo alle vette della tragedia". Nucci ha voluto dedicare il libro "Agli allevatori di toros bravos che salvano la razza dall'estinzione".

Ma entriamo nel racconto del libro che recita questa storia, senza svelarne i segreti più reconditi, lasciando che li scopra il lettore. Un itialiano non più giovanissimo ha esplorato per anni la Spagna spinto dall'ossessione e dalla fede: la fede che in senso iberico della festa, della morte, della comunità gli strasmetteranno, per vie che non conosce il segreto profondo del suo essere.

Non conosce le strade, ma sa che passeranno per "i tori": è questo il modo in cui in spagnolo si chiama la corrida. Nel suo viaggio solitario lo scortano Hemingway, Garcia Lorca e Bataille e i miti graci. Viene colto da tutte quelle forme antiche, di arte, di liturgia, di allevamento in cui il lato materiale e spirituale si fondono insieme. Questi luoghi sconosciuti della nostra sensibilità creano una vera e propria identificazione nel soggetto stesso.

L'italiano in un bar di Cadice si imbatte in Rafael Lazaga Julia, un suo coetaneo, ex torero che accetta di iniziarlo alla professione. Gli insegna alcune figure del torero e di prepararlo un giorno ad affrontare il primo torello. Per il dilettante la cosa è impensabile perchè tema già una semplice mucca selvaggia. Rafael, animato dal sogno di tornare nell'arena, lo introduce con un misto di diffidenza ma anche di generosità e orgoglio nel mondo taurino, popolato da figure nobili e faccendieri di poco conto. Infine ospita l'italiano nella propria famiglia ma questa è pervasa da un mistero: una famiglia con al centro l'ineffabile Mariana, sorella veggente e cieca di Rafael e il suo bimbo, Paco. Solo addentrandosi nella vita anche di una famiglia spagnola, l'italiano potrà approfondire la conoscenza di un rito, un'isola di verità e di riflessione "nel mare accanito e conforme della modernità". Solo così il protagonista potrà evitare il doloroso senso vitale che da il confronto pieno con la morte; solo così gli è possibile avvertire il felice segreto ed equilibrio tra tragedia e commedia, tra fato e arbitrio che è il vero cuore del nostro destino, perchè come un giorno gli dice un allenatore, Angel, "Il toro non sbaglia mai. A sbagliare siamo sempre e soltanto noi uomini. A sbagliare sempre e soltanto chi ha la possibilità di decidere".

Il toro è un animale magnifico, possiede una tracottanza un'arroganza, anche nella morte. Davanti a quegli occhi pochi riesco a rimettersi. Del resto ognuno ha il suo toro da affrontare, da sfidare ogni ogni giorno. Questa è la vita. Una cosa è certa, Matteo Nucci è uno scrittore da polso sicuro e un vero conoscitore. Allevamenti che conservano la "dehesa" che è lo spazio roccioso dove crescono ulivi, querce e sugheri, E' una caratteristica spagnola che l'allevamento di tori ha sottratto alla speculazione immobiliare e all'agricoltura intensiva.(Ponte alle Grazie. Euro 16,89). "Gettati tutti nel mondo veniamo come tutti i tori di Nucci nell'arena". Parole di Antonio Pennacchi.