L'ultima maratona di Baldini: finisce ko

L'olimpionico di Atene non ha bissato quel successo ma è come se ci
fosse riuscito, reduce dall'infortunio della settimana scorsa, l'emiliano ha gettato sulle strade di Pechino tutto il cuore e l'orgoglio di cui disponeva
raccogliendo il dodicesimo posto che vale quasi una vittoria. Il keniano Samuel Wansiru ha vinto l'oro

Pechino - Olimpiade 2008, l'ultima maratona di Stefano Baldini. L'olimpionico di Atene non ha bissato quel successo ma è come se ci fosse riuscito, viste le condizioni in cui si era presentato alla partenza. Reduce dall'infortunio della settimana scorsa che ne aveva messo in dubbia la presenza, l'emiliano ha gettato sulle strade della capitale cinese tutto il cuore e l'orgoglio di cui disponeva raccogliendo un piazzamento che vale quasi come una vittoria: dodicesimo posto. Il keniano Samuel Wansiru ha vinto l'oro, argento per il marocchino Jaouad Gharib, bronzo all'etiope Tsegay Kebede.

"Visto come stava - dice il suo tecnico Luciano Gigliotti - come voto gli do 10: oggi Baldini è stato stoico e ha dimostrato di avere veramente gli attributi". Anche il medico degli azzurri Giuseppe Fischetto è rimasto colpito da ciò che ha fatto Baldini: "con l'infortunio che ha avuto, un altro non sarebbe partito. Oggi Stefano ci ha messo l'anima, ed è stato grande: ha corso in condizioni menomate ed alla fine era uno dei più freschi".

Tutti questi complimenti, peraltro meritati, non hanno fatto cambiare idea a Baldini: "dopo diciotto anni di carriera, questa è la mia ultima maratona, non solo con la maglia della nazionale, ma proprio in assoluto. Il piacere di correre c'é ancora, ma il fisico non mi regge più: troppi infortuni, e non mi sembra il caso d'insistere". "Che io debba chiudere con la gara più lunga - insiste - lo dimostra anche questa maratona. Mi ero preparato alla grande ma appena ho dovuto mettere quel qualcosa in più che serviva per rimanere ad alto livello sono arrivati i problemi. Si vede che il fisico ha raggiunto il suo limite". Così nel 2009 farà solo qualche apparizione nelle corse su strada di durata limitata: "correre anche ogni settimana è una cosa che in questi anni di maratone mi è mancato. Adesso vorrei riprendere quei ritmi". Poi gli piacerebbe diventare un esempio per i più giovani, "un po' quello che Bordin ed altri sono stati per me".

Ce n'é davvero bisogno perché oggi ha chiuso non solo Baldini ma un'intera generazione della maratona italiana, dietro la quale c'é il vuoto, ovvero nessun nome spendibile tra coloro che hanno tra i 20 e 30 anni. "Ci vorranno almeno dieci anni - prevede coach Gigliotti - prima di tirar fuori un campione come Baldini, se lo troveremo. Elementi interessanti come Lalli e Meucci non sembrano convinti di puntare sulla maratona, per quelli ancor più giovani c'é il vuoto assoluto. Del resto basta andare nelle scuole e si nota che i nostri ragazzini sono quasi tutti obesi. I keniani vincono perché hanno strutture motorie diverse, ma anche tanta fame". Baldini conferma ("gli africani senza dubbio hanno una marcia in più, e anche molta più disponibilità al sacrificio"), poi riprende il racconto della sua ultima corsa sui 42,195 chilometri. "Credo sia giusto chiudere così - continua Baldini - e peccato per gli intoppi fisici degli ultimi mesi, ad aprile e nei giorni scorsi. Senza questi problemi avrei ottenuto in risultato migliore: non so se avrei potuto lottare per il podio, perché davanti sono andati davvero forte, ma nei primi otto sarei sicuramente entrato.

Il Baldini di Atene se la sarebbe giocata con il keniano: magari uno dei due avrebbe staccato l'altro negli ultimi chilometri, oppure ci saremmo giocati la medaglia d'oro in volata". Va bene anche così, quando si sa essere campioni anche nella sconfitta: Baldini chiude con un'altra Olimpiade e l'Italia deve dirgli soltanto grazie, sperando di trovare al più presto un erede.