L'ultima moda: auguri (via sms) con turpiloquio

Nella notte di San Silvestro allo scoccare della mezzanotte i nostri telefonini sono stati presi d'assalto da stravaganti frasi di buon anno. Abbiamo raccolto le più curiose: dalla formula-Ikea a quelle hard

Milano - «Augurones por todos los anno 2009. Recuerda hesta noce no flautos... No pianofortes... No chitarras... Hesta noce trombas!! Auguri. Renato Basso». Sono a pezzi. Come inizio non c'è male. Mi sento stordito, nauseato. E non per un'overdose di lenticchie e cotechino o un naufragio nelle bollicine. Magari. Macché, se così fosse, le motivazioni sarebbero storicamente e tradizionalmente giuste, sacrosante. Invece. Invece il messaggio, anzi l'sms di cui sopra è arrivato a far traboccare l'unico piatto pieno del cenone di San Silvestro: quello della tolleranza e della decenza. Perché mai? Mi chiedo perché mai anche il direttore di banca, Renato Basso, 59 anni, persona rispettabilissima che conosco da una vita, originario di Gallarate si mette alle 5.46 a scrivere un messaggino così idiota in uno spagnolo maccheronico e sente pure il bisogno di spedirmelo. Capisco. Oramai dopo sette ore ne ho la certezza: faccio parte anche della sua cordata, sono in catena. Ma io da questa catena di destinatari tirati fuori con perfidia dalla «rubrica» non riesco a uscire. O quantomeno esco da una e mi ritrovo, inesorabilmente, in un'altra.

È cominciato tutto poco prima delle 22. Era ancora San Silvestro, era ancora il 2008. Ero ancora ignaro, sette ore fa. «Per il 2009 ti auguro il meglio: la salute, l'amore, la gioia, bla bla bla... Tutte cazzate! Ti auguro scopate incredibili, orgasmi indimenticabili, roba da infarto, che lavori la metà e ti paghino il triplo, mille notti di piacere e che tu vinca alla lotteria e diventi milionario. Se lo invii a 10 persone non succede un cazzo come al solito ma almeno fai sorridere qualche amico o amica. Auguri. Matteo». «Meno male che c'è Matteo a sdrammatizzare un po', avevo pensato». Mi era sbocciato anche un sorriso un po' ebete, mentre, fermo al semaforo, finivo di leggerlo.

Perché ero ancora ignaro, non immaginavo che qualche minuto dopo sarebbe cominciata la Grande Valanga. E ne sarei uscito solo all'alba. A pezzi appunto. Perché da quel momento in poi sarebbero arrivati a raffica: «Mi chiesero un fiore... ho dato un giardino. Mi chiesero una goccia... ho dato il mare. Mi chiesero la luna... ho dato il cielo. Mi chiesero le stelle... ho dato l'Universo. Mi chiesero il culo... ho dato il tuo numero di telefono, ho fatto male? Non è mia ma la trovo stupenda! Buon anno 2009! Marco». E ancora: «Che le pulci di 1000 cammelli infestino il culo di chi ti rovinerà il 2009 e che abbia le braccia troppo corte per poterselo grattare... Buon Anno!!! Nino». Ma come avrà fatto Nino a sapere che fra una settimana sarò nel deserto tunisino proprio in mezzo ai cammelli? «Che l'anno nuovo porti nelle nostre case: Grazia Gioia e Letizia... così ce le trombiamo tutte e tre, finalmente. Felice 2009. Alex».

Attorno alla mezzanotte i vari capicordata decidono di riflettere, almeno momentaneamente, via sms sulla crisi. Così mi vedo lampeggiare sul telefonino i seguenti: «A chi mi ha inviato x il 2008 auguri di pace e serenità comunico che non sono serviti a un cazzo! Per il 2009 inviare soldi, buoni benzina, buoni pasto, bonifici o altro... auguri! Ciriaco». «Che la forza dell'ottimismo che c'è in noi ci faccia superare le difficoltà che incontreremo. Un abbraccio Massimo». E a seguire «Est omb tom and Ar! Ett God Gott Jul Nytt. P.S. vista la profonda crisi economica attuale quest'anno ho preso gli auguri all'Ikea ma non sono riuscito a montarli. Buon 2009! Mariella». Con immediata variante: «Tntagriudbiuasnnobunaonefiuebunopcrinpi. Visto la crisi quest'anno gli auguri li ho presi all'Ikea. Pensaci tu a montarli. Auguri! Carla». La riprova se non altro che a frequentare l'Ikea sono più le donne che gli uomini.

Ma evidentemente la crisi non c'è, se è vero, come annunceranno a fine «valanga» le associazioni dei consumatori, sono stati contabilizzati in oltre 500 milioni gli sms spediti nella notte di San Silvestro da e su e cellulari di gestori telefonici italiani, da e in ogni parte del mondo. Con un incasso record per gran parte delle compagnie. Visto che i quindici centesimi per ogni sms delle compagnie italiane, denunciano sempre le stesse associazioni (promozioni a parte), sono comunque troppi rispetto alla media europea di 7,5 centesimi. Ma torniamo a noi, anzi al mio telefonino.

Che ad un certo punto della notte subisce anche un paio d'incursioni scaramantiche: «Con l'augurio che l'anno nuovo sia stellato e non risulti severamente austero, che non sia perciò completamente nero, ma sia magari... soltanto un po' abbronzato. Un abbraccio! Giovanni e Lella». E ancora con disegnino annesso: «Queste sono le dodici renne di Babbo Natale viste di culo. Se non le invii subito a dieci persone cominceranno a cagare e sarà un 2009 di merda. Sbrigati! Daniele». Riciclato dall'anno scorso, questo me loro ricordo bene. «Auguri per un 2009 pieno di "S": salute, serenità, soldi, sicurezza, successo, sogni, speranze... Non ho scritto sesso perché ... faccio gli auguri, mica i miracoli! Francesco». Anche questo riciclato dall'anno scorso. Dopo le due di notte quando la palpebra comincia a calare e il telefonino mi guarda stremato arrivano gli sms meditativi. Tipo quello di Alberto: «Un triplice augurio che le tenebre del pessimismo non vi scoraggino mai nella ricerca della vera luce». E quello dotto, tratto da una citazione di Taylor dalla nostra amica Consy: «Goditi la felicità di ogni giorno perché solo il presente ci appartiene: siamo morti per il passato e non ancora nati per il futuro...».

E persino quelli criptici: «Prima che m'incazzi faccio a te e a Roberta i miei più cari auguri per un 2009 degno di essere vissuto. Un abbraccio! Massimo2». Ma non c'era anche l'usanza di gettare qualcosa dalla finestra all'ultimo dell'anno? Sto per lanciare il telefonino quando mi corre l'occhio su un amico fedele e glorioso, il calendario di Frate Indovino. Che a San Silvestro recita: «Un pane, un fiasco e un anno troppo veloci se ne vanno». Tenero, sobrio e soprattutto sincero. L'avessi letto prima, mannaccia. L'avrei mandato in catena a tutti i miei «contatti». E poi avrei spento il cellulare.