L'ultima mossa di PechinoDare la pensione ai monaci

Per calmare la ribellione (ultimamente si sono dati fuoco più di dieci monaci) Pechino vuole riconoscere ai bonzi tibetani pensioni, assicurazione medica e case

Pechino non ammette tentennamenti. Il Tibet appartiene alla Cina. Guai a parlare di indipendenza e neanche di forme più o meno estese di autonomia. Con l'invasione militare iniziata nel 1949-50 il territorio tibetano è passato, piano piano, sotto il pieno controllo  cinese. Ma a peggiorare le cose, come più volte ha denunciato il Dalai Lama dall'esilio indiano, è stato il genocidio culturale messo in atto da Pechino contro il Tibet: la distruzione (deliberata, non casuale) dell'eredità culturale di una popolazione e di una nazione. Lo scorso settembre il governo cinese ha dichiarato di voler nominare il prossimo leader spirituale tibetano.

Ora la Cina vuole mostrare la faccia dolce. E sta valutando di dare ai monaci tibetani "pensioni, assicurazione medica e agevolazioni per le case". Un modo questo, studiato a tavolino, per addolcire l'opposizione tibetana. Il Partito comunista cinese ha spiegato di voler migliorare la "stabilità" nella regione ribelle. Una decisione presa dopo che circa undici monaci del Sichuan, provincia cinese occidentale, nelle ultime settimane si sono dati fuoco per attirare nuovamente attenzione dell'opinione pubblica internazionale sulla causa tibetana. Sei di loro, secondo l’organizzazione Free Tibet che ha sede a Londra, sono morti.

L’annuncio degli incentivi diretti ai bonzi è stato fatto da Chen Quanguo, capo del partito comunista cinese in Tibet, il più alto rappresentante di Pechino della regione. "Il governo si occuperà di garantire che i servizi pubblici, come elettricità, acqua e telecomunicazioni, radio ed emittenti tv, siano forniti ai monasteri locali", ha detto Chen, secondo quanto riporta il Global Times. Il piano favorirebbe, con aiuti concreti, circa 50mila persone. Il governo cinese, tra l'altro, vuole investire circa 43 milioni di euro per l’irrigazione dei terreni e altri progetti di protezione delle acque. L’agenzia di Stato Xinhua parla anche di un rimborso che dovrebbe andare a quei pastori i cui capi di bestiame sono stati divorati dai lupi. Dopo le armi e le torture fondi a pioggia, dunque, per ammansire i tibetani. Basteranno? Staremo a vedere.

Andando avanti nell'opera di "convincimento" della popolazione Pechino punta molto anche sull’informazione e la cultura. Come? Con libri, riviste e programmi tv tradotti nella lingua tibetana. E figuriamoci se verrà ammessa la satira anti regime...