L'ultima notte in cella per Amanda e Raffaele? E gli Usa scoprono le falle della giustizia italiana

Domani la sentenza della Corte d'appello di Perugia per il processo Meredith. Quattro anni fa la studentessa fu trovata uccisa nella villetta di via della Pergola. Da allora dagli Stati Uniti piovono le critiche: "In Italia giustiza sommaria"

Perugia - Questa notte potrebbe essere l'ultima che Raffaele Sollecito e Amanda Knox passeranno in cella. Domani la sentenza della Corte d'appello del Tribunale di Perugia potrebbe proscioglierli dall'accusa di omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese trovata uccisa nella villetta di via della Pergola il 2 novembre 2007.

Entrambi i ragazzi si sono sempre dichiarati innocenti, a differenza del terzo accusato, Rudy Guede, che ha patteggiato la pena ed è stato condannato a 16 anni di reclusione. Domani Raffaele e Amanda parleranno davanti ai giudici.

Così, mentre il ragazzo pugliese è "spaventato" e ha paura "di sentire ancora la parola condannato", la studentessa americana sembra tranquilla: ieri ha partecipato alla messa come fa ogni sabato, ha suonato la chitarra e cantato insieme alle altre detenute.

Su di loro pesano le tracce di Dna sul coltello ritenuto l’arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith. Ma gli esami svolti dalla biologa della polizia scientifica Patrizia Stefanoni sono stati duramente contestati dai periti che ritengono che le prove sono state contaminate.

Ma questo non esclude la presenza dei due nella stanza del delitto: le impronte di piedi nudi nel corridoio della casa sarebbero proprio di Amanda e Raffaele e conterrebbero il dna di Meredith; quella di un piede sporco di sangue lasciata nel tappetino in bagno. E poi le tracce nel lavandino che secondo l'accusa avrebbe lasciato Amanda lavandosi le mani sporche di sangue. E le mille contraddizioni nei racconti, l'accusa - rivelatasi falsa - a Patrick Lumumba, la simulazione del furto.

Per tutte questi indizi Amanda e Raffaele sono stati condannati in primo grado a 26 e 25 anni di reclusione. Se domani venissero prosciolti, l'accusa potrà ricorrere in Cassazione, ma difficilmente riuscirà a riportare Amanda in cella. Per lei, cittadina statunitense, sarebbe già pronto un jet privato che la riporterebbe in patria. In tal caso è difficile pensare che gli Usa autorizzino un estradizione, soprattutto dopo le polemiche sulla perizia - giudicata poco accurata - e le critiche piovuta da oltreoceano.

Media e opinione pubblica statunitensi hanno parlato di "giustizia sommaria" fin dall'inizio dell'inchiesta. E il giudizio è diventato ancora più duro quando le prove prodotte dalla polizia scientifica sono state definite "contaminate" dai periti Stefano Conti e Carla Vecchiotti. L'America grida allo scandalo, tanto che il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto si chiede se l'impulso alla riforma della giustizia non possa arrivare proprio dagli Usa: "In un'occasione atipica anche gli americani si accorgono che l’amministrazione della giustizia italiana è a pezzi sotto molti punti di vista: dal punto di vista dell’indagine dove sono molti i casi di omicidio gestiti in modo del tutto discutibile, dal punto di vista dell’esistenza di una inaccettabile strumentalità politica, dal punto di vista della massima estensione dell’uso della carcerazione preventiva allo scopo di ottenere la confessione, alla condizione delle carceri italiane".