L'ultima parola è affidata a un giudice

Ma come funziona la legge sul fallimento personale? La strada più usata è quella di rivolgersi (direttamente o attraverso un professionista di fiducia) a un Occ, organismo di composizione della crisi. Gli Occ sono una specie di ausiliario del giudice e possono fare a capo a soggetti pubblici come camere di commercio o ordini professionali. Il loro compito è quello di aiutare il debitore a preparare un piano che consenta una via d'uscita alla situazione di sovraindebitamento. Una volta pronta questa ipotesi di soluzione l'Occ attesta la sua fattibilità di fronte al tribunale che deve omologarla.

«La procedura più favorevole è il cosiddetto piano del consumatore, riservato a debiti non legati ad attività professionali in corso», spiega Nicola Santi, commercialista di Mantova specializzato nel settore. Il giudice può decidere la cancellazione dei debiti, senza l'accordo dei creditori, riservando alla loro soddisfazione parte del patrimonio del debitore o parte del reddito che il «fallito» incasserà nei quattro anni successivi. E appunto di quattro anni è il periodo di osservazione al termine dei quali il debitore vedrà formalmente estinguersi le proprie obbligazioni. È questa una sorta di limbo durante il quale chi beneficia dell'«esdebitazione» deve confermare i presupposti che l'hanno giustificata (non può per esmpio fare nuovi debiti) . Il «piano del consumatore» ha effetti analoghi ad altri casi, in cui, però, è necessario che il piano di rientro riceva il via libera dei creditori.

La procedura dell'insolvenza personale è riservata a privati, professionisti, artigiani e piccoli imprenditori che per dimensioni del giro d'affari sono esclusi dall'ambito di applicazione delle più generali norme del diritto fallimentare.