L'ultima richiesta di Cal: "La Smith & Wesson può uccidere sul colpo?"

Emergono nuovi dettagli sul suicidio dell’ex vicepresidente del San
Raffaele. Il nipote racconta che lo zio si era informato sull'efficacia della sua pistola

Milano - Mario Cal stava meditando da qualche giorno di uccidersi. Emerge dal fatto che un paio di giorni fa aveva chiesto al nipote se la sua pistola era in grado di uccidere sul colpo. Tragicamente, però, il nipote non si era reso conto delle intenzioni dello zio. E' quanto trapela in merito all’inchiesta sul suicidio dell’ex vice presidente del San Raffaele. Intanto, è stata fissata per domani mattina alle 8.30, all’Istituto di Medicina Legale di Milano, l’autopsia sul corpo dell’ex vicepresidente del San Raffaele.

Procedono gli accertamenti scientifici, come le impronte sul manico della pistola, disposti dal pm maurizio Ascione che indaga per induzione al suicidio. Al momento, tra il magistrato e la polizia giudiziaria, hanno sentito come testimoni circa sette persone, per lo più le persone che ieri mattina sono intervenute nello studio di Cal dopo aver sentito lo sparo. Nei prossimi giorni il magistrato intende ascoltare altri testi per cercare di capire cosa abbia determinato il manager ad un gesto estremo. Intanto si cerca ancora il bossolo del proiettile che forse, è la tesi degli investigatori, nella concitazione dei momenti immediatamente successivi allo sparo, è andato perso. "Pago per colpe non mie", ha lasciato scritto Cal alla moglie. Ed è attorno a questa frase e al dissesto della Fondazione, che ruotano gli accertamenti degli inquirenti.

Cal aveva il porto d’armi per la Smith & Wesson calibro 38 che poi ha usato ieri mattina per uccidersi. Secondo quanto riferito dal nipote, qualche giorno prima lo zio gli aveva chiesto: la Smith & Wesson è potente? Il nipote gli aveva risposto che è più potente la Magnum. E Cal aveva insistito, chiedendo: ma la Smith & Wesson uccide sul colpo una persona? Il nipote ha dichiarato agli inquirenti di aver inteso che lo zio volesse una Magnum come regalo il prossimo Natale e di non essersi preoccupato per le sue strane domande.

L'addetto alla vigilanza che ha spostato la pistola con cui il manager si è sparato nel suo ufficio, ha raccontato di essere stato tra i primi ad accorrere nello studio di Cal, dopo aver sentito lo sparo. Con lui c'erano due dottoresse del San Raffaele e hanno trovato Cal riverso in una pozza di sanggue. A questo punto l'uomo ha raccontato al magistrato di aver colpito inavvertitamente la pistola con un calcio nella confusione dei primi soccorsi. L'uomo ha anche raccontato di aver messo la pistola in un sacchetto di plastica per evitare che partissero altri colpi. Gli investigatori non hanno ancora trovato l'ogiva del proiettile che ha colpito mortalmente il manager. Due le ipotesi: che il proiettile, che ha colpito il soffitto producendo un ampio foro, potrebbe essersi perso, oppure essere stato gettato via nella confusione dei primi soccorsi.

Cal non idossava la cravatta, ricostruisce l'uomo davanti al pm, ma non era infrequente negli ultimi tempi. L'addetto alla vigilanza ricorda anche di aver strappato al camicia del manager nel tentativo di rianimarlo, prima che intorno alle 10:20 l'uomo fosse portato in pronto soccorso. "Dovevo tantissimo a quell'uomo che mi ha assunto in quella struttura - ha riferito al magistrato - tenevo a lui più che a mio padre".