L'ultimo guaio di Prodi, ora è pure indagato. L'accusa: abuso d'ufficio

Il premier entra nell’inchiesta sulla Loggia di San Marino per colpa di
un telefonino sospetto. Coinvolto un deputato ulivista. L'indagine a Catanzaro su
un presunto comitato d’affari. Giallo sulla smentita del procuratore
capo. Il premier: <a href="/a.pic1?ID=192537"><strong>&quot;Non ne sapevo nulla, fiducia nei magistrati&quot;</strong></a>

Catanzaro - Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, è indagato a Catanzaro per abuso d'ufficio in concorso con personaggi riconducibili a un presunto comitato d'affari a San Marino. L'iscrizione sul registro degli indagati del premier da parte del pm Luigi De Magistris viene smentita dal procuratore Lombardi (che mesi fa ha denunciato il pm a Salerno per altri questioni) ma confermata da fonti investigative. Siamo di fronte all'ultimissimo atto della maxi-inchiesta per truffa, associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulla massoneria coperta che al momento vede indagate una ventina di persone, tra cui Sandro Gozi, deputato dell’Ulivo, ex «assistente politico» di Prodi all'Unione Europea, diventato componente della commissione Affari Costituzionali in sostituzione dell'allora neopremier, oggi nel mirino per un presunto business illecito tra Bruxelles e la Calabria.

Il sospetto di favoritismi nell’elargizione di finanziamenti europei a vantaggio di questo asserito «comitato», e una dettagliatissima consulenza tecnica inerente l'incrocio delle telefonate tra Romano Prodi e alcuni degli indagati eccellenti, ha convinto il magistrato a dare un'accelerata all'indagine destinata a sfociare nella richiesta di autorizzazione alla Camera per l'acquisizione dei tabulati telefonici di Prodi nel periodo coperto da immunità parlamentare.
Per capire dove punta l'inchiesta occorre fare un passo indietro, esattamente a metà giugno quando il magistrato calabrese dispone perquisizioni e sequestri nei confronti di personaggi definiti organici alla cosiddetta «Loggia di San Marino». Molti degli indagati hanno avuto, e continuano ad avere, contatti diretti e ripetuti col premier. La certificazione arriva con una consulenza del super esperto Gioacchino Genchi, che parte dall’esame dei traffici telefonici dell'indagato Piero Scarpellini, «che insieme al figlio Alessandro - scrive il pm nel decreto di perquisizione - rappresenta persona di assoluta fiducia del premier, di cui è consulente» (non pagato, preciserà Palazzo Chigi). Se Piero ha interessi in Africa attraverso la fondazione «Teresys» di San Marino ed è dipendente della società sanmarinese «Pragmata» fondata da ex soci di Nomisma, Alessandro dal 2004 risulta essere l'assistente-portaborse di Prodi, il suo uomo ombra.

Di Scarpellini senior e degli interessi a San Marino parla la gola profonda dell’inchiesta, la teste «alfa», una funzionaria della Compagnia delle Opere che tira in ballo il rappresentante per il Meridione della CdO, Antonio Saladino, collegato a Scarpellini e considerato il crocevia della lobby trasversale. Attraverso Saladino si arriva per la prima volta al premier per via di un riferimento a «Romano Prodi cellulare» in evidenza sulla rubrica del suo cellulare. I numeri in uscita e in entrata sui telefoni di Scarpellini (e Saladino), confrontati con l'esito degli accertamenti investigativi espletati, spesso coincidono. Il primo contatta ripetutamente l'onorevole Sandro Gozi nonché l'imprenditore Antonio Macrì, altro indagato eccellente, noti trascorsi nell’entourage di Prodi a Bologna, accusato dai dipendenti della sua società (la Met Sviluppo) di incassare finanziamenti consistenti per incarichi improponibili. Due testimoni parlano di lui come dell'uomo che «consigliava di mandare i soldi a San Marino».

Tornando a Scarpellini, osserva il perito del pm, costui era titolare di una scheda telefonica intestata alla medesima società, la Delta Spa, cui era intestata la scheda del cellulare in uso a Romano Prodi. «Il dato evidenziato - osserva il perito - lascia quindi ragionevolmente presumere che la sim gsm numero 320740(...) intestata alla Delta Spa fosse intestata al prof Romano Prodi che, in atto, ricopre la carica di deputato oltre che di presidente del Consiglio». Il telefonino del premier contatta molti indagati: oltre ai due Scarpellini e a Gozi, sono frequenti le chiamate con il presunto capo del comitato d'affari, Saladino, con l'ex sottosegretario Franco Bonferroni, già indagato nell’inchiesta Poseidone ed ora in Finmeccanica (considerato dalla procura la «cerniera tra il sistema bancario e la politica») nonché con Francesco De Grano, cognato di Macrì, dirigente degli Affari Internazionali della Regione Calabria e responsabile dei finanziamenti del Por, il programma operativo regionale che gestirà gli 8miliardi di euro stanziati dall’Unione europea fino al 2013.

Per andare avanti con gli accertamenti, il consulente aveva fatto presente al pm che «ogni ulteriore acquisizione, sviluppo e concreta utilizzazione processuale dei dati di traffico della sim gsm 320740(...) intestata alla Delta Spa, come pure dei diversi 10 cellulari con i quali risulta nel tempo utilizzata, nonché delle ulteriori sim gsm coutilizzate coi medesimi cellulari» era ovviamente «subordinata alla preventiva autorizzazione della Camera dei deputati». Il discorso non valeva, invece, sull'utilizzabilità dei dati di traffico dell’utenza Delta Spa di Prodi «per il periodo precedente alla proclamazione del 21.04.2006 quando il professor Romano Prodi non era investito da alcun mandato parlamentare». Detto, fatto. I tabulati con il traffico telefonico di Prodi fino al 2006 sarebbero già stati sviluppati e confrontati con le varie attività di indagine.

Sugli inquietanti aspetti dell’«effettiva interconnessione societaria che ricollegano il professor Romano Prodi alla Delta Spa, alla Cassa di Risparmio di San Marino e alle società collegate», il consulente Gioacchino Genchi non si esprime. Fa solo presente quanto sia singolare - a suo dire - la sospetta trafila seguita da questa scheda telefonica attivata dalla Delta il 21 ottobre 2004 presso la Wind e poi volturata, il primo aprile 2004, all’«Associazione l'Ulivo i Democratici» di Bologna. Da qui, il 17 febbraio 2005, con la medesima intestazione, il contratto con la scheda del premier viene trasferito a Roma, in piazza Santi Apostoli 73, sede dell’Ulivo. Tempo due mesi, e la solita sim, «già intestata a Delta Spa e poi all'Associazione L'ulivo i Democratici» viene rivolturata un'altra volta, «alla Presidenza del Consiglio (partita Iva 80188230587) via della Mercede 96, Roma. Esiste quindi - chiosa il perito - un incontrovertibile rapporto che lega, o legava, l'effettivo usuario dell'utenza in oggetto» alla Delta, all'Ulivo, a Palazzo Chigi. Il cellulare che ripetutamente s'interfaccia con gli indagati principali dell'inchiesta calabrese sulla loggia di San Marino e sul comitato d'affari ad essa collegato, dunque, è quello del premier.

Ma c'è di più. Partendo dalla scheda telefonica di Prodi e dai collegamenti con la Delta Spa, da ulteriori incroci con le utenze di alcuni indagati, gli accertamenti della procura calabrese si starebbero indirizzando proprio sul gestore telefonico titolare di quella sim: la Wind. E tra le iniziative che potrebbero essere prese in queste ultimissime ore, caldeggiate in chiusura di perizia dal consulente del pm, vi potrebbe essere anche un'altra richiesta di autorizzazione alla Camera. Stavolta per l'acquisizione ed utilizzazione dei tabulati telefonici del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, pure lui in contatto con alcuni indagati.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it