L'ultimo pasticcio, tre ombre sul voto

La sinistra italiana non sa governare ma sa creare caos sfiducia e panico. Il suo terreno di coltura è l’emergenza: se l’emergenza non c’è, la crea. Quando l’emergenza è creata, la sinistra italiana urla: «emergenza!» e chiede una sospensione della democrazia per affrontare l’emergenza. Così ha fatto il ministro Amato quando ha ipotizzato di calpestare l’articolo 61 della Costituzione per spostare la data delle elezioni oltre i 70 giorni dalla chiusura delle Camere. In modo simile, quando la sinistra prodiana vide che avrebbe causato soltanto danni governando l’Italia, la sinistra mediatica che è la sua salmeria inventò «la casta» per deragliare l’attenzione e il giudizio degli elettori suggerendo che non è che Prodi e il suo governo siano un fallimento, ma che la casta ha troppi privilegi (che in effetti sono proprio quelli del più pletorico e ridicolo governo della storia).
Ora è la volta delle schede, dei ricorsi, delle voci che arrivano dai collegi esteri dove le schede sono senza controllo, passano direttamente dalla cassetta della posta ai cassonetti della spazzatura, oppure si moltiplicano come conigli in amore.
Gli elettori sono nel panico: come si vota? Nessuno gliel’ha detto, è un segreto: come gli sciamani proteggono il proprio potere tribale segretando il know-how della danza della pioggia, così il governo Prodi e il suo squisito ministro degli Interni hanno segretato il nuovo rito del processo elettorale. E se Berlusconi mostra inquietudine e chiede al Capo dello Stato di intervenire, quello convoca Amato al Quirinale e gli chiede: «Signor ministro, come vanno le cose?». E il ministro: «Tutto va ben, madama la... volevo dire: signor Presidente. Le schede vengono di formato variabile perché è primavera, ma vedesse che sciccheria».
In realtà si tratta di sciatteria formale che maschera le lotte intestine a sinistra dove si respira un’arietta da Chicago anni Venti. Al clima di disfatta la sinistra aggiunge un menefreghistico disinteresse per schede incomprensibili che richiederebbero un corso intensivo alla più vicina scuola guida. E poiché è difficile che tutto avvenga per caso, avanziamo un’ipotesi. No, non quella di un grande complotto perché un grande complotto richiederebbe grandi intelligenze. Ma avanziamo l’ipotesi che il caos venga incoraggiato, corteggiato, nella convinzione che qualsiasi disordine inceppi l’espressione della maggioranza del Paese per andare a vantaggio di una sinistra incapace e arrabbiata, che fa di quel caos la sua ultima spiaggia.