L'ultimo spreco del Senato: affittati 2mila computer per mille dipendenti

L'importo dell'operazione supera i 4 miliardi (più iva): un lotto di
2.100 postazioni per i 322 eletti e le 1.029 persone in organico. La
gara d'appalto aggiudicata poco prima della caduta di Prodi

Roma - Sarà che a Palazzo Madama leggono tutti Isaac Asimov. Sarà che condividono la preoccupazione del romanziere fantascientifico di «Io, robot»: «Non ho paura dei computer, ma della loro eventuale mancanza». E dunque, a fronte dei 322 senatori e dei 1.029 dipendenti, ecco un ordine per 2.100 personal computer. Giusto per sicurezza.

Questo prevede l’aggiudicazione della gara di appalto pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea. Una gara indetta a novembre 2007 ma che ha visto un vincitore solo il 23 aprile, a XV Legislatura già conclusa, così da sembrare un po’ l’ultimo regalo di Franco Marini.

L’iter dell’appalto è complicato. Il primo bando è datato agosto 2007, ma nessuna delle tre risposte soddisfa i requisiti. Nel frattempo, il precedente contratto per la fornitura dei computer sta per scadere (il 18 dicembre) e deve essere procrastinato d’urgenza. Così il 21 novembre viene indetta una nuova gara ristretta e accelerata, vinta due settimane fa dalla società romana Cosmic Blue Team e da Fujitsu Siemens.

Il valore dell’appalto è di 6,8 milioni di euro più Iva e comprende il noleggio quadriennale di materiale informatico. Noleggio - e non acquisto - perché si tratta di beni «ad alta obsolescenza»; vale a dire che tra 48 mesi, nonostante il Senato abbia facoltà di riscatto, i computer in questione saranno superati. Comunque, la ditta vincitrice dell’appalto - come sottolinea l’avvocato Barbara Giuliani che ha curato la gara - ha assicurato che la spesa prevista sarà ridotta del 40%. Nel complesso l’esborso sarà quindi di 4,1 milioni di euro più Iva.

I dati ufficiali di Palazzo Madama parlano di 2.100 postazioni fisse (computer Intel Core Duo con 4 Gb di Ram e disco fisso da 250 Gb e monitor panoramico da 20”), 1.600 stampanti bianco-nero e 500 stampanti multifunzione (ossia dotate di scanner ma anch’esse bianco-nero, non esattamente il massimo). A queste cifre si sommeranno alcune decine di esemplari «muletto» per la sostituzione in caso di guasto. Nel contratto anche il servizio di manutenzione, la formazione del personale, il ritiro dei vecchi pc e il materiale di ricambio.

Peccato che i dipendenti dislocati nei vari palazzi del Senato siano ufficialmente 1.029 tra consiglieri, stenografi, segretari, coadiutori, assistenti e personale a contratto; questi, sommati ai 315 senatori eletti alle ultime Politiche e ai 7 senatori a vita, fanno 1.351 «lavoratori» che gravitano intorno a Palazzo Madama. E i 750 computer in esubero? Mentre l’ufficio appalti diretto da Romano Ferrari Zumbini rimanda la competenza ad altri settori («le necessità quantitative sono stabilite dall’ufficio informatico»), è l’ufficio stampa del Senato a chiarire: i pc «di troppo» sono destinati a «portaborse e collaboratori dei senatori e delle Commissioni». In pratica a tutta la truppa al seguito dei vari gruppi parlamentari. Che da questi gruppi percepisce lo stipendio. E pazienza se i gruppi nella neonata Legislatura sono solo 7 a fronte degli 11 di quella precedente.
D’altronde da anni sentiamo parlare del digital divide che penalizza chi non ha accesso a un computer: toccherà ben alle istituzioni dare il buon esempio per combatterlo, no?