«Come una lumaca quando piove» pagine dure tra Milano e New York

«Ho sempre avuto un debole per le lumache, con quelle antennine... Quando piove sono capaci di mettere fuori la testa dal guscio. E vagare, vagare...». Nasce da qui il titolo del romanzo d’esordio di Valeria Poggi Longostrevi, Come una lumaca quando piove (Lampidistampa, 286 pp, 14 euro). La figlia dell’uomo che i mass media all’epoca ribattezzarono il «Re Mida della sanità», etichetta oggi da lei sconfessata pur riconoscendo ombre più che luci, nella vita del padre, si racconta a 37 anni in uno spaccato dell’adolescenza e della gioventù vissuta a trecento all’ora tra eccessi e sogni.
Droga, sesso e rock’n’roll si fondono in un affresco a tinte forti in cui un linguaggio, curato ma brusco, rievoca quel mondo brillante e logorante. Valeria Poggi Longostrevi descrive ciò che si consuma dietro le pieghe delle discoteche, le corse affannose in autostrada per fuggire da un incubo o per entrare in un incantesimo. Racconta l’alienazione e la realtà, il dolore davanti a morti improvvise, e il dramma della dipendenza dagli stupefacenti come dagli antidepressivi. Racconta le amiche e le finte amiche, gli affetti e i sentimenti che, come meteore, nascono e tramontano nel volgere di una stagione.
Sono molti i volti che compaiono e scompaiono in queste pagine, nate da un diario foltissimo, che l’autrice ha poi selezionato grazie all’aiuto e alla complicità dell’editore. Tra di esse si agitano personaggi noti come Vasco Rossi; il suo chitarrista più celebrato, Massimo Riva, e naturalmente Giuseppe Poggi Longostrevi prima, durante e dopo la bufera giudiziaria che ne ha travolto le sorti. Un racconto che si svolge tra Milano, Riccione, la Liguria e New York, tra fughe disperate e ritorni improvvisi, in cui il lettore potrà spesso riconoscere luoghi familiari.