Un «lumbard» alla scoperta di Roma

Francesca Scapinelli

Nasce da due proposte incrociate, lo spettacolo che Fabrizio Gifuni ha ideato, L’ingegner Gadda va alla guerra, in scena dal 5 all’8 ottobre in un luogo tanto inconsueto quanto attraente: il Museo della Fanteria, circondato da verde e silenzio. Prende le mosse infatti da un’idea di Gioia Costa («Perché non organizziamo qualcosa in quel gioiello vicino al Museo dei Granatieri?») e dalla passione dell’attore romano per il «gran lombardo», lo scrittore e poeta geniale che fu Carlo Emilio Gadda. «Quando la curatrice del festival mi ha detto del museo - racconta l’attore - ho subito pensato a Gadda, a mio avviso il massimo autore del Novecento italiano, ai suoi Diari di guerra e alla possibilità di lavorare a un progetto teatrale fin dalle fondamenta». Il «progetto», spiega Gifuni, reduce dalla Mostra di Venezia, muove da un’opera avviata due anni fa e condotta sui testi non teatrali di Pasolini (Scritti corsari e Lettere luterane), una specie di «drammaturgia d’autore» dedicata a chi con la parola e il pensiero «ha dato tanto all’Italia, attraversandone trasformazioni e degenerazioni». La performance pasoliniana aprirà la stagione del teatro Valle.
È il creatore di un vero e proprio caleidoscopio linguistico («una lingua-fantasma creata da mille idiomi»), una penna «con cui ci si deve confrontare» ed è poi un Gadda pressoché inedito, quello che Gifuni reciterà sia all’interno che all’esterno del museo, un autentico scrigno di Storia. «Il pubblico farà un percorso ideale, all’aperto e poi negli ambienti del museo, non so ancora se io sarò in divisa o meno», aggiunge. La miseria, la fame, di cibo ma soprattutto di umanità, è uno dei temi centrali dei taccuini di guerra e di prigionia gaddiana (nel ’19 l’ingegnere tornò dal fronte segnato da una ferita mai più rimarginata). I diari sono - dice Gifuni - «la spina dorsale» della lettura-recitazione, anche se è a tutto il corpus testuale dell’autore («grafomane, per fortuna») che si attinge, sia alla parte più commossa e partecipata iniziale che a quella seguente, più disincantata, pungente e a tratti feroce.
A una scrittrice novecentesca, Dolores Prato, si rifà poi lo spettacolo programmato (in prima assoluta) dal 26 al 30 settembre all’Orto Monastico di Santa Croce in Gerusalemme: Non ho imparato nulla, con l’attrice rodigina Maria Paiato. «Cerchiamo di rappresentare alcuni scritti difficili e frammentari raccolti in Scottature - dice Paiato -. La narrazione è in prima persona e lascia affiorare un senso di esclusione e abbandono». La storia è infatti quella di una bambina nata da una relazione clandestina, come appunto fu Dolores Prato, affidata via via a zii, collegi, istituti religiosi. «La protagonista si sente un “pacco” tra orfanotrofio e figure falsamente materne. Con candore e ingenuità va incontro a quelle che le suore le insegnano essere le “scottature” del mondo e della vita». La rassegna «Esplor-azioni» inizia lunedì 19 alla Basilica di San Giorgio in Velabro (fino a venerdì 23), con la pièce di Gioia Costa - cui si deve la manifestazione, da 6 anni a questa parte - Mastro Titta passa ponte, ispirato alle memorie di Giovanna Battista Bugatti, con Tommaso Ragno. Il titolo dello spettacolo rinvia alla pena capitale applicata oltre il «limite», appunto, del ponte. Infine, di e con Enzo Moscato, Sangue e Bellezza, nel Palazzo dei Conservatori (12-14 ottobre), sulla complessa figura di Caravaggio. Spettacoli alle ore 21. Prenotazione obbligatoria ai numeri 348.6447337, 333.8061514. I biglietti costano dai 12 ai 15 euro.