Lumet, Altman e Chabrol, un Orso per tre

Fuori competizione anche «La tigre e la neve» di Benigni. Domani sarà proiettato nella rassegna Panorama il satirico «Bye Bye Berlusconi!»

Maurizio Cabona

da Berlino

«Girando un film contro uno degli europei più ricchi e potenti, si rischia di finire col film in tribunale, non al cinema. Specie con l’attuale presidente del Consiglio italiano». Così il catalogo del Festival di Berlino presenta Bye Bye Berlusconi! di (e con) Jan Henrik Stahlberg, interpretato da attori italiani e inserito domani nella rassegna Panorama. Ambientato a Genova, nella primavera 2005, è un film che racconta di un film - oh la novità! - sul rapimento di Berlusconi per processarlo «in modo giusto ed equo», come precisa ancora il catalogo senza ridere, concludendo: Bye bye Berlusconi «vuol scuotere la letargia italiana, causando la reale sconfitta di questo politico nelle elezioni d’aprile».
Precedendo Il caimano di Moretti, che sarà al prossimo Festival di Cannes, e seguendo Viva Zapatero! della Guzzanti, che era all’ultima Mostra di Venezia, Bye bye Berlusconi susciterà l’attenzione della stampa italiana più del film di apertura oggi in concorso, Snow Cake («Torta di neve») di Marc Evans, coproduzione anglo/neerlandese/canadese interpretata da Alan Ryckman, Sigourney Weaver e Carrie-Anne Moss, ambientata nell’Ontario e primo della serie di film all’insegna del principio: «Avete disgrazie? C'è sempre un Festival per raccontarle».
Infatti, sempre dal catalogo della Berlinale, si deduce che avremo il consueto campionario incidenti e malattie, intossicazioni e inversioni, perversioni e prostituzioni, esecuzioni e suicidi, crimini e criminali.
Appunto Romanzo criminale di Michele Placido è il contributo italiano al concorso; quello al «fuori concorso» è La tigre e la neve di Roberto Benigni, che con un’invasione, un coma e un suicidio, rientra nel filone «disgrazie». Ma almeno sono due film - uno troppo lungo, l’altro troppo «poetico» certo -, dopo che la presenza italiana a Berlino s’era ridotta al grado zero.
Come Benigni, anche due delle maggiori produzioni americane, The New World (in programma domani) e Syriana (in programma domani) optano per il «fuori concorso», però Malick vi è quasi tenuto, avendo già vinto qui l’Orso d’oro con La sottile linea rossa (1998), dove aveva un minimo ruolo George Clooney, ora comprimario e produttore di Syriana di Gaghan, sceneggiatore di Traffic di Soderbergh, che qui ha vinto l’Orso d’oro nel 2001.
In concorso invece Find Me Guilty («Provate a trovarmi colpevole») di Sidney Lumet, con un notevole attore che in Europa non è ancora riconosciuto per la sua bravura: Vin Diesel. È un film giudiziario - legal thriller, dicono quelli che non sanno più l’italiano - ispirato alla vicenda di emigrante dal famigerato successo negli Stati Uniti: Giacomo Di Norscio.
In concorso anche un altro veterano americano, Robert Altman, con A Prairie Home Companion («Il compagno della prateria»), in programma domenica, che ripropone un programma radio di successo negli Stati Uniti dal 1974.
A completare l’area veterani, Claude Chabrol con L’ivresse du pouvoir («L’ebbrezza del potere»), con l’immancabile Isabelle Huppert, storia di una magistrata francese alle prese con un caso di corruzione che coinvolge il potere politico. E poiché un film tratto da un fumetto ormai ci vuole per forza in un grosso Festival, ecco anche i fratelli Wachowsky di Matrix sceneggiare la Gran Bretagna fascistizzata dei disegni di Alan Moore in V for vendetta di James McTeigue. C’è da chiedersi quanta pellicola si sarebbe risparmiata senza fascisti e parificati.