Il luminare americano è uno stupratore: dietrofront del Policlinico

Marisa De Moliner

Giallo al Policlinico. Un giallo che getta nell’imbarazzo i vertici dell’ospedale. In via Francesco Sforza non sapevano niente dell’assunzione di un neurologo americano, un luminare nella cura dell’Alzheimer. Il guaio, però, è che lo specialista statunitense è uno stupratore reo confesso che ha passato sei mesi agli arresti domiciliari.
C’è chi negli Stati Uniti, a cominciare dalla studentessa vittima della violenza, pensa che Tracy McIntosh ripari in Italia per sottrarsi all’ultimo procedimento a suo carico. Ma del suo rifugiarsi al Policlinico, nessuno ne era al corrente. «Non è stata attivata nessuna forma di collaborazione per i prossimi sei mesi con un medico americano», aveva fatto sapere il commissario straordinario Giuseppe Di Benedetto. Non ne sapeva niente neanche Carlo Tognoli presidente della Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena. E nemmeno i colleghi di via Francesco Sforza che si occupano di Alzheimer.
Quindi? «Può darsi - rispondono dalla direzione generale che ieri non ha potuto però verificare l’andamento della spinosa vicenda - che McIntosh sia stato invitato a prestare una consulenza a qualche progetto di ricerca». Quale non si sa. Del resto a informare i vertici di via Francesco Sforza sono stati ieri sera i giornalisti che cercavano chiarimenti sulla notizia dell’imbarazzante approdo al Policlinico rimbalzata dagli Stati Uniti. Un approdo che il procuratore distrettuale Chris Mallios considera una beffa della giustizia, vergognosa vacanza e un modo per sottrarsi alle responsabilità da parte di McIntosh.
Il neurologo, docente della Penn University di Filadelfia, nel settembre 2002 ha violentato una sua studentessa. Reo confesso, il professore è stato condannato agli arresti domiciliari per un periodo di 18-24 mesi. Una pena molto più blanda degli undici anni di reclusione chiesti dall’accusa quella sentenziata dal giudice Rayford Means. Una clemenza motivata dall’importanza delle ricerche cliniche svolte dall’imputato. Ma gli arresti domiciliari sono stati ancora più brevi del previsto. McIntosh ha potuto lasciare la sua abitazione per venire a lavorare per sei mesi in Italia. Una scelta che l’avvocato del luminare americano imputa alle difficoltà finanziarie del suo assistito che dal dicembre 2004 è stato rimosso dall’incarico all’università. E che per il legale della vittima, Jack Meyerson sarebbe soltanto una fuga all'estero.
In serata, il comunicato del Policlinico annuncia che la collaborazione con McIntosh sarà revocata, anche se, dal punto di vista strettamente scientifico, «sarebbe stata di grande utilità, oltre che di assoluto prestigio».