Luna di miele finita coi sindacati «Questa non è la concertazione»

Bonanni a Padoa-Schiopppa: «Non ci siamo». E la Fiom-Cgil minaccia lo sciopero generale

da Roma

Il loro «no» al Dpef lo avevano già esplicitato giovedì. Ieri i sindacati hanno incassato l’appoggio di un pezzo di maggioranza e di governo che ha sposato in pieno le loro tesi. Poi hanno rilanciato. È stato in particolare il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni a riprendere il discorso da dove lo aveva interrotto. E cioè dal «non ci siamo» detto direttamente al ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel corso dell’incontro di due giorni fa. Una critica netta ai contenuti del Documento di programmazione economica e finanziaria e anche una censura al metodo adottato. Che «non è concertazione». Nemmeno su quella che è stata l’unica vera concessione ai sindacati e cioè l’innalzamento dell’inflazione programmata (la percentuale di riferimento per tutti gli aumenti nella contrattazione) dall’1,9 per cento prospettato nell’incontro di giovedì al 2 per cento tondo per il 2007 (nelle tabelle la percentuale degli anni successivi cala all’1,5 per cento), uscito ieri da Palazzo Chigi. «Ci hanno detto che il tasso d’inflazione programmata è all’1,9 per cento, ma è una cifra non concordata con nessuno», ha accusato Bonanni. Il nodo, quindi, è sempre lo stesso e cioè due modi diversi di intendere la concertazione. I sindacati, e in particolare la Cisl, sono rimasti fermi alla formulazione anni Novanta. In sintesi: governo, sindacati e associazioni datoriali stabiliscono insieme gli obiettivi e decidono insieme le politiche. Per Palazzo Chigi e via XX settembre, invece, gli obiettivi li decide l’esecutivo. Con le parti sociali si discutono i dettagli delle politiche. E poi la decisione finale spetta di nuovo al governo.
Il primo banco di prova era appunto il Dpef. E il giudizio di Bonanni assomiglia molto a una bocciatura senz’appello. Tanto che il sindacato cattolico ora chiede urgentemente «un chiarimento politico con il governo sulla impostazione di politica economica. L’apertura di credito che la Cisl aveva dato al nuovo governo in occasione della lettura del discorso programmatico tenuto alle Camere dal presidente del Consiglio Prodi - ha lamentato Bonanni - è stata quasi subito contraddetta da un avvio dell’azione di governo, incerto sul merito e inadeguato nella concezione che veniva espressa della concertazione».
Più caute le altre due principali confederazioni. Cgil e Uil apprezzano l’innalzamento dell’inflazione programmata, ma sospendono il giudizio. Emergono, invece, critiche dai sindacati di categoria. Per Enrico Panini, segretario della Cgil-scuola, «si continua a mettere seriamente in discussione la possibilità di garantire un servizio soddisfacente per le esigenze dei cittadini». I metalmeccanici della Fiom-Cgil sono delusi perché il Dpef «va in altra direzione» rispetto alla manovra bis «indirizzata verso una politica di equità sociale». I tagli non convincono nemmeno l’Ugl, il sindacato vicino alla destra. Anche per il segretario generale Renata Polverini il problema è che non c’è stata concertazione. «Si poteva fare di più, ancora una volta invece ci troviamo dinanzi al fatto compiuto».
Posizioni che saranno esplicitate in una segreteria unitaria che si terrà lunedì. Anche se qualcuno ha già un’idea di quale sbocco potrebbe avere il malcontento sindacale sul documento che fissa la politica economica del governo nei prossimi cinque anni. «Se il governo va avanti su questo Dpef - ha avvertito Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom ed esponente della sinistra Cgil - non ci può essere che un’unica risposta: lo sciopero generale».