La Luna nella terra dei vichinghi Malmö ospita la Coppa itinerante

A dicembre dovrebbe iniziare la costruzione di una nuova barca. In Svezia c’è da difendere il secondo posto in classifica che garantisce vantaggi per il futuro

Antonio Vettese

da Malmö

È stata la nave Shippersgracht a portare da Valencia fino alla Svezia le barche partecipanti agli act 6 e 7 Louis Vuitton, preludio alla trentaduesima Coppa America, un carico di duemila tonnellate di barche, alberi, gommoni di servizio, barche da regata e, per l’accoglienza degli ospiti, container.
È il primo atto fuori casa della nuova Coppa itinerante, da cui si attende la conferma dello spettacolo visto in luglio. Il secondo sarà a Trapani, per cui c’è trepidante attesa e qualche polemica per le spese, alla fine di settembre. In Svezia si comincia a regatare il 24 agosto con il primo match race e si finisce il 4 settembre con la ultima fleet race. Un programma che ricalca quello di Valencia a luglio. I sindacati stanno montando le barche, che viaggiano ovviamente in pezzi e con l’albero smontato, e presto ricominceranno a navigare.
Gli undici sfidanti e il defender Alinghi ricominciano quindi dopo la breve pausa estiva, una quindicina di giorni. Francesco de Angelis ha messo in libertà gli uomini di Luna Rossa, che stanno arrivando a Malmö proprio in queste ore per i primi allenamenti nelle acque svedesi. Le notizie che arrivano dal sindacato Telecom Prada dicono che a dicembre dovrebbe iniziare la costruzione della prima barca. Adesso c’è da difendere il secondo posto nella classifica tra gli sfidanti dietro Emirates Team New Zealand, posizioni che alla fine degli Act saranno vantaggi nei confronti degli avversari. Se ci sarà un fortissimo divario sugli altri non sarà decisivo, ma se il livello sarà omogeneo la musica sarà diversa e anche piccoli vantaggi potranno diventare determinanti. Vacanze per Mascalzone Latino Team Capitalia, meno per gli uomini di +39 impegnati in molte regate di classi olimpiche.
Anche gli equipaggi di molti altri sindacati hanno trovato il modo di continuare a regatare. Chi con i match race del Danish Open, vinti da Jesper Bank, chi con le prove olimpiche dei diversi campionati che hanno animato il tempestoso inizio di agosto che ha visto la Svezia come cuore pulsante delle perturbazioni che hanno sconvolto l’estate italiana. Iain Percy, per esempio, ha vinto il titolo continentale classe Star.
Il sindacato di casa è Victory Challenge di Hugo Stenbeck, considerato un forte outsider soprattutto dopo che la barca, minacciosamente nera, si è dimostrata molto veloce, nonostante una squalifica, nelle regate di flotta. Per la Svezia è la quinta partecipazione, la prima è stata con Swerige di Pelle Petterson, famoso velista e anche padre di Ika, moglie di Paul Cayard. Il timoniere di Victory è Magnus Holmberg, il progetto è affidato alla famiglia Frers, padre German e figlio German. Orn, la barca che utilizzeranno, ha corso a Auckland ed è stata modificata a Göteborg.
Quella di Malmö è una delle regioni con la più alta densità di barche da diporto nel mondo. In cinquecento chilometri ci sono 60 yacht club e cinquantamila barche. Poco sopra Malmö c’è il porto di Göteborg, la fortezza di Marstrand, dove i re svedesi chiudevano i nemici, e paesetti come Smoglen, una specie di Portofino del nord, con la differenza che nel gelo e nel buio dell’inverno restano al massimo trecento abitanti. Gli svedesi amano la barca: tutto l’inverno, quando i porti gelano, le barche stanno a terra e poi ci si scatena nella breve estate a godere del sole di mezzanotte, navigando tra fiordi e birra, che non manca mai. Ricordi di quando erano duri e puri vichinghi. Da non dimenticare che oltre il ponte di Oresund, una delle opere più celebrate dell’ingegneria contemporanea, c’è la Danimarca di Copenhagen con le navi antiche che hanno solcato ben prima del nostro Colombo l’Atlantico del nord arrivando in Canada nella mitica Vinland con qualche secolo di anticipo e senza bussola. Solo recentemente gli archeologi hanno avuto la conferma dell’arrivo del temibile Erik il rosso in quelle terre lontane. Pensate che era così crudele da dover essere scacciato dai non proprio teneri vichinghi.