Luna Rossa, 85 milioni di euro per portare l’America in Italia

Romano, neozelandese con radici campane, è il direttore amministrativo: «Il 40% se ne va per l’equipaggio. Per fortuna ora risparmio sui viaggi»

Antonio Vettese

È difficile avere la percezione di cosa sia un team di Coppa America, da 100 a 150 persone che lavorano in settori diversi, facendo lavori diversi per un unico risultato. Il parallelo è con la Formula 1. Per Luna Rossa il direttore amministrativo, in collaborazione con lo skipper Francesco de Angelis, è il neozelandese Anthony Romano, che, lampante, ha radici antiche in Italia, zona Sorrento. Per cinque anni aveva lavorato per Calvin Klein, che era sotto l'ombrello di Prada, poi la decisione di cambiare «perché volevo fare qualcosa di diverso. Tanti vogliono cambiare, ma non è facile farlo al momento giusto. Sono passato da un palazzo di lusso del centro di Milano a un container condizionato nel porto di Valencia, un bel cambiamento pure questo. Qui è molto stimolante, ci sono tanti progetti che devono essere conclusi con una scadenza precisa».
Finora Valencia ha conquistato con merito la sua coppa. Città dinamica, in rapida crescita, dove la movida era una realtà prima della decisione di Ernesto Bertarelli di portarci la coppa. Ma le regate stanno amplificando l'effetto. I dodici sindacati stanno costruendo le loro basi, sono obbligati dal regolamento a farlo nel «vecchio» porto attorno allo specchio acqueo dove anche i romani hanno fatto tappa, a ridosso dal quartiere Cabaynal, cresciuto sui resti di Vila Nova Maris Valentie fondata nel 1249 per volere di re Giacomo I per popolare la zona costiera, paludosa e poco ospitale. Anche allora si ripopolava a suon di vantaggi fiscali. E ora si è polemizzato sulla decisione di abbattere una parte del vecchio quartiere per far posto a un boulevard largo e trionfale.
In un primo tempo le dodici basi dovevano essere tutte uguali, perlomeno molto simili. Poi una piccola rivoluzione nel piano regolatore ha consentito ai team di far lavorare la fantasia. Luna Rossa ha fatto una telefonata a Renzo Piano e così i lavori sono stati fermati per ricominciare con una forma nuova: «La base di Renzo Piano sarà finita a ottobre - dice Romano -. Dopo le regate di Malmo e Trapani saremo pronti ad accogliere il team, ma la sua forma sarà visibile prima. Siamo obbligati dal regolamento a occupare le basi entro marzo 2006, ma noi ci andremo prima. La vecchia base vicina al Club Nautico sarà usata come back up space. Anche Bmw Oracle e Alinghi tengono quegli spazi che sono molto comodi».
Gli equipaggi, a differenza di Auckland, il trionfo del residence, utilizzeranno degli appartamenti. «I componenti del team hanno scelto una loro casa e ognuno la gestisce come vuole, con un ristorante comune per chi lo gradisce. Per il resto la giornata è la solita: palestra, uscite in mare, briefing».
Romano è reticente a dividere il budget ufficiale di 85 milioni di euro. Comunque qualcosa racconta: «Abbiamo iniziato un anno prima di altri e questo incide. Chi ha cominciato adesso, ha solo due anni davanti per pagare stipendi e appartamenti. Per gli uomini diciamo che siamo attorno al 30-40%. Per la logistica spenderemo meno, non ci sono tutti i trasporti di persone e cose, i lunghi viaggi che pesavano. Il team di Coppa è una squadra di squadre. Non sono solo i 17 in barca, è un grande team e la coordinazione di tutto è una grande impresa. Quando prendiamo una decisione pensiamo sempre a tutti, in ogni cosa che decidiamo per il team cerchiamo di comprendere quale sarà l'impatto su tutto il resto. Per tutti ci vuole motivazione, qui i giorni di lavoro sono sei alla settimana e sono pesanti. La motivazione ci vuole per tutti e tutti hanno voglia di vincere. Si vede dai particolari, da come ad esempio tutti aiutano i velisti al rientro dalla regata. Un team che invidio è quello che ha la coppa... per il resto siamo contenti di quello che abbiamo, le cose vanno nella direzione giusta su ogni fronte».