Luna Rossa e Alinghi fanno «pesare» anche gli ori olimpici

Sulle due barche di Coppa America ci sono i due uomini che hanno vinto più medaglie ai Giochi. Sulla italiana il brasiliano Torben Grael con cinque trofei, sulla svizzera Jochen Schumann con quattro

Quasi tutto il palcoscenico della Coppa America è occupato dalla tecnologia e dal denaro. Ingombranti ma necessari. Tecnologia per costruire barche raffinate, veloci: la differenza tra quello che è considerato un missile e uno scavafango si misura in pochi metri percorsi in più sull'intero percorso, infime frazioni. Inebriati dai successi della ricerca molto spesso ci si dimentica dei calli degli uomini, delle loro fatiche sportive, dei loro immensi curriculum. Torben Grael, il brasiliano alla Dino Sani - eroe carioca anni Sessanta - tattico di Luna Rossa, con le sue cinque medaglie olimpiche è un uomo simbolo. Vincere cinque medaglie nella vela significa farlo in cinque edizioni diverse: una barca una medaglia, non può succedere come a certi prodigi dell'atletica. Torben ha iniziato con un argento nella classe Soling nell'84 a Los Angeles, poi bronzo a Seul nell'88 con la Star, oro a Savannah nel ’96 e bronzo a Sydney nel 2000 e infine oro ad Atene. È il primo velista a riuscirci. Prima di lui il riferimento era Jochen Schumann, quello che adesso siede nel pozzetto di Alinghi: per lui le medaglie sono quattro, tre d'oro e una d'argento, ha iniziato con il Finn a Montreal e finito nel 2000 a Sydney con un argento in Soling classe di cui è stato re indiscusso. Adesso arrivano i giovani, che le medaglie hanno appena iniziato a vincerle. Ben Ainslie, che ha da poco passato i trenta, ne ha tre: due d'oro e una d'argento. È un singolista, uno che va in barca da solo, scontroso e sempre in competizione almeno con se stesso, ha rinunciato al posto di tattico titolare di Emirates Team New Zealand per fare il timoniere sparring partner e mettere in crisi il titolare Dean Barker. È certamente uno degli astri nascenti, ma su di lui pende il dubbio se sia davvero un uomo equipaggio. Iain Percy ha una medaglia e timona +39.
Un’Olimpiade però non è tutto, come ha detto Ernesto Bertarelli in una recente conferenza stampa a Dubai: «La Coppa, la dimensione delle barche, la specializzazione che hanno raggiunto gli equipaggi fanno in modo che essere un super velista non sia sufficiente. Nel team abbiamo accolto Jordi Calafat che ha vinto un oro nel ’92 in 470. Lui ammette serenamente che deve ancora imparare». Proprio Bertarelli, per vincere, ha scelto oltre al «pacchetto» dei cinque golden boys neozelandesi che erano il cuore di uno dei più dotati equipaggi ci siano mai stati, uomini di esperienza inesauribile. L'equipaggio di Alinghi ha un'età media di 42 anni, in tre hanno fatto sette volte la Coppa America: Mike Drummond, Warwick Fleury, Dean Phipps, in tre sei volte, in otto «solo» cinque volte. Uscito Russell Coutts il motore immobile è Brad Butterworth, sei volte in Coppa e una attorno al mondo, professione tattico con una vena ironica che gli consente di prendere in giro la Giuria senza offendere, ottenere risultati attraverso un continuo «cazzeggio».
Il record assoluto di partecipazioni, come quello di medaglie olimpiche, appartiene però a un uomo di Luna Rossa, il celebrato Tom Schanckenberg, di professione navigatore e velaio, fluidodinamico. Nove volte iscritto nel ruolino equipaggio, la prima con Enterprise 77 è arrivato alla barca italiana dopo il voltafaccia dei neozelandesi che gli hanno messo addosso la croce della sconfitta. Francesco de Angelis gli riconosce un’inesauribile esperienza, una memoria storica di cosa funziona e cosa no, chiedere a lui è la maniera migliore per non sperimentare cose inutili. Il suo posto di leader del team è stato preso da un vero marinaio, molto diverso da quelli che abbiamo citato finora. Grant Dalton è uno cresciuto a pane e oceano, lontano dalle boe e vicino agli iceberg, non ha cinquant’anni ma ha le rughe profonde di chi ha visto passare sotto la sua carena migliaia di miglia. È stato attorno al mondo per la Whitbread, vecchio nome della Volvo Race, giro del mondo in equipaggio che una volta era davvero il rischio estremo, sei volte, vincendo una volta come prodiere di Flyer, una come skipper di New Zealand Endeavour. Ha detenuto il record di circumnavigazione del mondo senza scalo con il cat Club Med con l'epico risultato di 62 giorni. Lo hanno voluto per il carisma, la capacità di tenere insieme gli uomini. Ora vi chiediamo: siete davvero convinti che saranno i soldi e non l'esperienza di questi marinai spesso sconosciuti al pubblico a scrivere la storia della Coppa America?