Luna Rossa stavolta non sbaglia: 2-1

Italiani sempre in testa nella terza regata: non commettono errori e Oracle va ko, nonostante le modifiche della notte alla barca. Desafio batte New Zealand

Valencia - Bella e convincente vittoria di Luna Rossa che nella terza regata delle semifinali Louis Vuitton traversa la linea di arrivo con trentuno secondi di vantaggio su Bmw Oracle. Regata senza problemi, condotta dalla barca italiana senza incertezze. Dominando sempre l'avversario: ancora una grande partenza di James «Jimmy» Spithill, una bella scelta verso destra per cercare il vento e una tattica sicura, sempre davanti all'avversario senza concedergli un mezzo metro. Bmw Oracle incassa la seconda sconfitta, e quello che incassa non è piacevole. Nella notte gli americani hanno cambiato il timone e le appendici, chiedendo al comitato di stazza un nuovo certificato. Significa che nonostante la vittoria dell'altro giorno stanno cercando la strada per pareggiare i conti, che si sentono più deboli e incerti sui loro mezzi. Si ritrovano con una barca che di bolina è più debole e in tanti anni di storia è l'andatura che si è sempre cercato di privilegiare è proprio quella. Il loro progettista chiave, Bruce Farr, ha sempre voluto le sua barche da regata con una bolina molto forte. Dunque quello si ritrovano tra le mani Chris Dickson e compagnia non è esattamente quello che prevedevano di avere, in un gioco dove tutta la ricerca è fatta attorno alle previsioni fatte in un mare virtuale di algoritmi e schermi a cristalli liquidi. Va spiegato che in una barca, di solito, bolina e poppa sono due vasi comunicanti: quello che togli da una parte lo metti dall'altra. Il compromesso è d'obbligo. Su Bmw Oracle quello che hanno tolto alla poppa non è bastato a renderla veloce come Luna Rossa contro vento, quando le due barche si vedono salire come appese al cavo di una funicolare verso la boa.

La giornata è stata tutta europea, ha vinto anche per Desafio Espana rovesciando ogni pronostico. Non c'era nessuna altezza reale accomodata nel «terrazzino di poppa», qui dicono che la Spagna non ha mai vinto nessuna battaglia navale quando c'era il re, e l'equipaggio spagnolo ha prima somministrato una penalità ai re della vela e poi ha superato la barca favorita conducendo tutta la regata. Il timoniere Karol Jablonsky ci fa notare: «Vincere per la penalità non è bello. Noi abbiamo vinto sull'acqua». In effetti Desafio ha vinto con un vantaggio di un minuto e quattordici secondi.

Ma il protagonista di questi giorni è certamente il timoniere di Luna Rossa, in tre regate non ha mai sbagliato mossa. Nelle partenze ha ridicolizzato Chris Dickson, che ha sempre fatto dello start l'arma migliore. Nel corpo a corpo ha preso la misura con precisione. Nel team lo chiamano Jimmy, ma sarebbe bello trovargli un soprannome italiano, Giacomino, Mino, insomma qualcosa di caldo e casalingo. Jimmy è in gran forma, fa quello che deve con precisione e abbiamo capito che partire in testa è davvero importante con queste barche.

«Sono i frutti della preparazione che abbiamo fatto durante questi anni - racconta - il timoniere allenatore Philippe Prestì mi ha sempre spinto al limite, mi ha consentito di migliorare molto. Mi sento ben supportato da tutto il pozzetto. Anche le scelte di ieri erano giuste, precise». I timonieri in partenza sono davvero duellanti. E' vero, si può non comprendere fino in fondo come possa esserci un corpo a corpo così diretto quando di mezzo c'è una barca di ventiquattro tonnellate e altri sedici compagni di equipaggio. Al timone vuoi scoprire cosa farà l'avversario. E lo guardi. Vuoi capire dove portare la barca due mosse dopo. Dickson ha occhi di ghiaccio, quelli di un lupo inquieto che non sa dove guardare, non puoi credere a quello che vedi. Spithill ha lo stesso colore ma ti guarda sereno, sorride sereno, tranquillo. Forse è proprio la freddezza del campione, quello che più la strada sale più ama la fatica. «Questa regata è importante, siamo una bella squadra - racconta ancora James - abbiamo la barca che abbiamo voluto siamo al punto dove volevamo essere.

Sapevamo che in semifinale avremmo incontrato un avversario forte e così è stato». Aggiunge Shannon Falcone, che lavora all'albero: «È possibile che gli americani non abbiano capito proprio questo, che il gioco in semifinale sarebbe stato più duro». Conclude Spithill: «Abbiamo imparato che ogni giorno è diverso in questo campo e noi ci adattiamo. Vedrete ancora regate con separazione e alte con il corpo a corpo».