Luna Rossa va alla ricerca della velocità

I sindacati di coppa America sono impegnati in test per raggiungere a primavera un perfetto assetto in mare

Antonio Vettese

Sono i mesi bui della Coppa America: tutto tace ma tutti lavorano alacremente. Parola d'ordine è costruire la velocità, ricercare quella piccola frazione di velocità che faccia la differenza. Gli uomini di Luna Rossa escono in mare anche sette, otto ore al giorno, con programmi variabili secondo il programma da sviluppare. Le attività preferite sono delle regate sulla carta «segrete» ma in realtà è il segreto di Pulcinella: tutti sanno molto bene che i sindacati si organizzano tra loro. Basta affacciarsi dalla spiaggia di Valencia, là dove la città sta totalmente cambiando volto per un piano urbanistico feroce nella velocità di realizzazione e nella sostanza, per vedere gli intrecci di vele, i circling, le boe. Non ci sono spettatori, non ci sono programmi ufficiali, sponsor: solo telefonate serali: «Domani è bel tempo... facciamo due bordi». Così un gommone con la bandiera del Sud Africa mette le boe per tutti, un altro con scritto Oracle fa da Comitato per le partenze. Gli umpire, gli arbitri, sono i «rule advisor» dei sindacati, gli allenatori.
I nemici sono amici, insomma, Alinghi compreso. Altro che i segreti inavvicinabili di una volta, le mura di silenzio e di ferro che dividevano gli sfidanti. Certo, ci sono alleati preferiti ma poi alla fine tutti regatano contro tutti. Se una volta la parola d'ordine era il segreto adesso è «provarci», capire anche con gli avversari che progressi si fanno. Difficile sapere, scoprire i risultati di queste regate che sono quasi degli Act segreti, ma senza pubblico ci sono dei vantaggi nella libertà di far brutte figure. È un cambio di mentalità importante, significa che la paura di lavorare a un progetto sbagliato vince sul timore di mostrare agli avversari qualcosa di utile.
Questo finora, con l'inizio dell'inverno qualcuno cambia strategia. Alinghi ha scelto di andare a navigare a Dubai, contando su una stagione più stabile di vento, brezze termiche di quindici nodi che somigliano a quelle di Valencia. Emirates Team New Zealand, lo sfidante che ha più punti nella classifica e che ha finito meglio l'anno, andrà a navigare a casa, a Auckland, dove per la fine di novembre potrà usare anche la seconda barca che gli è consentito costruire. I kiwi sono stati i primi a varare la prima e sono anche i primi a varare la seconda, con uno schema che li porterà a essere il sindacato con le barche che hanno fatto un rodaggio migliore. E sono riusciti anche a realizzare barche innovative, che hanno destato l'interesse degli avversari. Altri al contrario punteranno sul ritardo: guardare gli avversari e fare qualche eventuale modifica in corsa. Luna Rossa dovrebbe varare il secondo scafo entro la fine dell'anno per avere il tempo di prepararlo. Anche Bmw Oracle ha scelto di andare nell'altro emisfero per completare gli allenamenti, spedendo una barca. Forse è un po' un pretesto: molti dell'equipaggio hanno infatti casa a Auckland e la trasferta serve anche a passare Natale in famiglia. Lo schema è quello che usava Luna Rossa nelle edizioni passate, quando con una base a Punta Ala e una a Auckland poteva navigare quasi tutto l'anno.
Gli altri continueranno a usare le giornate buone di Valencia: senza spese di trasferimento, senza smontare le barche e facendo un poco di vacanza. Anche lo sci. Mascalzone Latino aspetta la seconda barca e usa la prima, che ha subito consistenti modifiche strutturali, per gli allenamenti di queste settimane. Nei prossimi giorni dovrebbe essere completa e navigante +39, su cui il sindacato ha lavorato durante l'estate. I numeri velici assegnati sono arrivati al 96, e si attende la costruzione di altre quattro barche per arrivare fino a cento yacht costruiti con la regola Iacc. I primi, lo ricordiamo, sono stati quelli della generazione del Moro di Venezia.
Una importante riunione dei Challenger ha discusso di numerosi argomenti che possono far parte di questa edizione delle regate ma anche gettare le basi per una nuova impostazione della prossima, limando alcuni aspetti della attuale gestione e del rapporto tra defender e challenger. Ma quello di cui si discute di più a terra è il livello della produzione televisiva, che non si è dimostrato all'altezza di quello neozelandese. Si punta il dito un po' su tutti i settori: dalla regia, che non riesce essere presente in maniera efficace nelle fasi cruciali, alla qualità delle immagini che potrebbero essere molto più complete. Gli spettatori più attenti si saranno resi conto che talvolta mancano immagini delle fasi di prepartenza: evidentemente in regia non sanno che si considera regata l'alzata del segnale preparatorio e, soprattutto, che capita che siano proprio quei cinque minuti il clou, quello in cui si può decidere tutto. Le immagini prodotte condizionano la qualità delle trasmissioni in maniera che non dipende direttamente dalla volontà delle diverse televisioni che usano poi le immagini. Ma è anche chiaro che sarà difficile spiegare e appassionare il pubblico senza una concreta qualità.