Lunardi: «Operazione positiva ma servono certezze e garanzie»

Pierluigi Bonora

da Milano

«Prima di esprimere un giudizio sul matrimonio tra Autostrade e Abertis è necessario conoscere nei dettagli i contenuti dell’intesa. Le critiche di Prodi? Penso non abbia nemmeno avuto il tempo di valutare la situazione. Da parte mia vedo positivamente l’iniziativa, a patto che siano salvaguardati i progetti di completamento del sistema autostradale italiano, come del resto la Società Autostrade ha sempre fatto e continua a fare». In questa intervista al Giornale, Pietro Lunardi, ministro uscente delle Infrastrutture, commenta il matrimonio italo-catalano che sfocerà nel maggior operatore autostradale nel mondo. Per il neosenatore, però, le prime ricadute positive sui consumatori non arriveranno a breve: «I pedaggi - dice - alla fine si abbasseranno, ma ci vorrà del tempo».
Ministro, siamo di fronte a un’operazione di fusione che vede al centro una grande impresa italiana...
«Nel momento in cui si vuole interpretare lo spirito della liberalizzione, vero punto di riferimento della Ue, bisogna assolutamente avviarci in operazioni di questo tipo. Ovviamente devono essere portate avanti con la massima prudenza per non diventare sudditi di altri soggetti. Sono, comunque, operazioni di sinergia che hanno lo scopo di creare vantaggi ai Paesi che vi partecipano e all’Europa nel suo complesso».
Dunque, lei vede di buon occhio le nozze Autostrade-Abertis?
«Rientrano nel genere di operazioni che ho appena descritto. Ritengo sia un’iniziativa positiva perché nella direzione della liberalizzazione, dello sviluppo e della competitività. È pur vero che ogni Paese non deve dimenticare i problemi al suo interno».
Cioè?
«Nel nostro caso devono essere salvaguardati gli investimenti realizzati per completare il sistema delle infrastrutture autostradali, nonché quelli relativi alla manutenzione. Sono queste le vere priorità rispetto ai matrimoni tra realtà europee».
Tra i benefici è possibile intravedere una riduzione dei pedaggi?
«In questo tipo di nozze gli effetti a vantaggio degli utenti non sono immediati. L’abbattimento delle tariffe, per quanto riguarda l’Italia, avrà luogo una volta completati i sistemi autostradali e ammortizzati gli investimenti. A quel punto la riduzione delle tariffe sarà veramente auspicabile. I pedaggi, infatti, dovranno essere conseguenti ai costi di manutenzione. I tempi, comunque, non si annunciano brevi».
Il futuro premier Prodi vede un disequilibrio nel matrimonio. Per il Professore, in pratica, la bilancia penderà più verso i catalani...
«Penso che Prodi non abbia avuto nemmeno il tempo di valutare la cosa. È prematuro, quindi, esprimere giudizi in questo senso. È necessario vagliare con attenzione tutti gli aspetti dell’iniziativa per capire quali saranno le ricadute in termini di governance».
E la scelta di Barcellona come sede del nuovo colosso?
«È una scelta, motivata da ragioni di carattere fiscale, che può suscitare qualche perplessità. Ripeto: bisogna capire meglio i termini dell’accordo».
Se il centrodestra avesse vinto le elezioni quale posizione avrebbe assunto?
«Sicuramente avrebbe chiesto alle parti di spiegare meglio i contenuti dell’intesa. Quindi, il governo sarebbe intervenuto in maniera adeguata allo scopo di evitare quei rischi che oggi vengono manifestati dalla sinistra».
Non è singolare, comunque, che queste nozze siano state annunciate nel momento di passaggio da una maggioranza di governo a un’altra?
«È un particolare che può destare qualche perplessità. Sbaglia, però, Enrico Letta a parlare di vuoto di potere. In questo momento in Italia il potere non manca: si tratta solo di valutare chi è il più autorizzato a intervenire per esaminare gli estremi di questo contratto».
Una certezza c’è: la cedola di 660 milioni che i Benetton incasseranno entro l’autunno...
«È uno degli aspetti che non voglio commentare, proprio in quanto non conosco bene i termini degli accordi».
La famiglia Benetton ne ha fatta di strada...
«Vedo in termini positivi per il Paese l’esistenza di grandi famiglie, com’è avvenuto in passato, con il ruolo di traino per l’economia. Sarebbe opportuno che il numero crescesse. Spero che ne emergano altre nei prossimi anni».
Ministro, un’ultima domanda, teme che il governo Prodi possa in qualche modo vanificare il lavoro svolto dal centrodestra sulle grandi opere?
«Il pericolo c’è. Noi abbiamo impostato una vera politica dei trasporti. Chi prenderà in mano il problema delle infrastrutture spero si renda conto che c’è una base pronta. In pratica, dovrà portare avanti quello che noi abbiamo impostato. Il governo Berlusconi aveva promesso che avrebbe rilanciato il Paese in 10 anni e i risultati dell’opera svolta si vedranno nel prossimo quinquiennio. Mi auguro che ci sia rispetto per quanto è stato fatto da noi».