Lunardi: vanno intensificati i controlli sui voli charter

Emanuela Ronzitti

da Roma

«I controlli sui charter li facciamo da tempo e costantemente, adesso li faremo intensificare ancora di più». Usa toni sicuri e invita a mantenere la calma, il ministro dei Trasporti Lunardi prima di entrare nell’obitorio del Policlinico di Palermo per rendere omaggio alle tredici vittime della tragedia aerea. Nessuna esitazione quando parla della sicurezza degli aeromobili: «Gli utenti possono stare tranquilli la sicurezza è assicurata». Il ministro sulla base delle prime indicazioni raccolte ha voluto scartare a priori l’ipotesi «dell’attentato terroristico», circoscrivendo così le possibili cause dell’incidente attorno al guasto tecnico che avrebbe prodotto il blocco dei due motori. «Mi dicono che è cosa molto rara, anzi rarissima - spiega Lunardi - vedremo cosa decideranno le commissioni d’inchiesta, non resterà niente di intentato o di nascosto». Ancora una tragedia in volo, ancora sotto accusa i «voli charter» e il loro livello di sicurezza. La parola «charter» spesso mette paura, forse perchè nella testa della gente ristagna la convinzione che questa tipologia di volo sia di secondo livello. Un tempo, tra un volo di linea e un volo charter la differenza correva, oggi invece le norme più rigide sulla sicurezza delle organizzazioni dell’aviazione civile europea ed internazionale non lasciano nulla al caso.
«I controlli ci sono e su tutti i voli, nessuno escluso», conferma al Giornale Vito Riggio, presidente dell’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. La «lista bianca» stilata dall’Ente da circa un anno e nella quale sono inseriti i voli «sicuri» ne dà la garanzia. In realtà l’Italia, anche dopo le ulteriori dichiarazioni del ministro dei Trasporti, non ha nulla da invidiare in termini di sicurezza aerea. Il nostro programma, avviato circa tre anni fa dopo l’insediamento del nuovo cda dell’Enac, ha riportato l’Italia ad elevati standard qualitativi nel settore della sicurezza e dei controlli. Tant’è che le ispezioni messe a segno dall’Enac sui aeromobili nazionali si sono moltiplicate: nel 2001 erano soltanto una decina, mentre nel 2004 sono arrivate a settecento. «Contiamo di arrivare a 800 ispezioni in Italia - spiega Riggio - ora siamo terzi in Europa in materia di sicurezza, ma puntiamo al secondo posto». Ma i controlli non si fermano all’Enac. A garantire la safety dei veicoli stranieri nel Vecchio Continente e cioè la sicurezza dal punto di vista della progettazione, costruzione, manutenzione ed esercizio degli aeromobile si aggiunge anche la Safa (Safety Assessment of Foreign Aircraft), composta da 42 paesi e alla quale spetta però solo un check up «sintomatico» sugli aerei. In pratica, non si smontano i motori e l’intera struttura meccanica, ma si fanno dei controlli a campione, undicimila ogni anno in Italia.
«I nostri voli viaggiano in piena sicurezza - spiega il presidente dell’Enac, Vito Riggio - ancor di più dopo il grande incidente del 2004», quello di Sharm el Sheikh nel quale morirono 148 persone a bordo del volo Egypt Air. «E poi non ci si può dimenticare dell’Icao» l’agenzia dell’Aviazione Civile delle Nazioni Unite ha messo appunto per il 2005-2010 un programma strategico in sei obiettivi.