Lunetta Savino: «Da donna qualunque combatto il racket»

L’attrice protagonista del «Coraggio di Angela», la fiction di Raiuno che racconta la ribellione al pizzo

da Roma

Lontani, i tempi di Cettina. «Sono passati dieci anni. Resto legata a quel personaggio, certo: le vorrò bene sempre. Ma oggi penso ad altro. Mi pare sia normale, no?». Normale e giustificato. Anche se ci sono voluti dieci anni, il pubblico s'è accorto di quant'è brava Lunetta Savino. E oggi l'ex colf sgangherata di Un medico in famiglia, protagonista a tutto tondo, è già titolare della sua seconda fiction da primadonna assoluta. Dopo Il figlio della luna (toccante biografia della madre d'un genio sulla sedia a rotelle), un'altra, emozionante storia vera: Il coraggio di Angela, in onda su Raiuno in due puntate lunedì e martedì, liberamente ispirata alla vicenda di Silvana Fucito, imprenditrice napoletana che, rifiutando di pagare il pizzo alla camorra e denunciando i suoi estorsori, è finita su Time.
«Lo ammetto: nemmeno io conoscevo questa storia - considera l'attrice -; anche per questo ho accettato subito d'interpretarla. Si tratta di una vicenda il cui valore civile e morale ha un gran peso specifico». Il tema della miniserie, infatti, non è solo quello della ribellione al racket estorsioni, «una ribellione possibile, perché affrontata da una donna qualunque, non da un'eroina». Ma anche quello, «più profondo e per la camorra più destabilizzante ancora», della sottrazione di manovalanza alla criminalità organizzata. Nella fiction diretta da Luciano Manuzzi (e interpretata anche da Andrea Tidona e Gianluca Di Gennaro) la protagonista non si limita infatti a denunciare i ricattatori: «prende anche a cuore il destino di suo nipote, figlio d'un boss e dunque, fatalmente, destinato alla malavita. Ma con fermezza e intelligenza, questa donna riesce a fargli imboccare la strada di una vita onesta e normale».
«Nell'affrontare di nuovo con una fiction un punto caldo del vissuto contemporaneo - considera Vincenzo Nardella di Raifiction - raccontiamo anche una storia di maternità del sangue. Di quell'istinto materno, cioè, che scatta indipendentemente dai vincoli di parentela. Ma che è suscitato anche da una profonda coscienza civile». Ad appassionare Lunetta alla vicenda di «eroica normalità» di Silvana, c'è stata anche la sceneggiatura del film: «Che romanza la realtà (per questo il nome della protagonista è diventato Angela) ma solo per renderne più efficace il messaggio. Certe storie, infatti, bisogna saperle raccontare. Col cuore, ma senza facili effetti. Solo così raggiungono il maggior numero possibile di spettatori. E la nostra è una storia napoletana, si; ma senza sceneggiate, simile alla sua protagonista: ferma, decisa, sobria».
Non a caso, il presidente della federazione Anti Racket, Tano Grasso, definisce Silvana «un'anti-eroina. Io combatto da anni nelle scuole, per contrastare l'effetto prodotto da certe fiction sui giovani. L'idea, cioè, che per opporsi alla malavita, si debba per forza essere eroi. Ed eroi solitari. Non è così: la vicenda di questa donna semplice lo dimostra». Non basta: la stessa Fucito elogia i realizzatori di Il coraggio di Angela, «perché hanno saputo raccontare una storia tutto sommato violenta, senza ricorrere alla violenza o alla volgarità. Oggi questo film può essere visto da tutti. Ed insegnare qualcosa a tutti». In particolare questo: «Che ribellarsi non comporta rischi. Dei migliaia di casi seguiti dalla federazione Anti Racket, nessuno s'è mai concluso con una vendetta, o una ritorsione. Dal male basta sapersi difendere». Quando ha conosciuto il suo modello reale, Lunetta Savino (che ora sta girando la nuova serie di Raccontami, in onda ad ottobre, e presto sarà a teatro con 45 giri, recital sulle canzoni d'amore degli anni ’60) s'è sorpresa proprio della sua normalità. «Silvana è fatta così. È tutta d'un pezzo. Una cosa si deve fare? Allora bisogna farla. Punto. Senza girarci tanto attorno».