La lunga battaglia per tutelare il decoro del centro

Contro l’invasione dei chioschi-bar nelle piazze storiche, a Fontana di Trevi, piazza Navona, piazza di Spagna, una lunga battaglia che ha visto protagonista An, ma anche diversi comitati cittadini. Ecco le ultime tappe.
29 ottobre 2007. Il consigliere comunale Fabrizio Ghera (oggi assessore ai Lavori pubblici) presenta un’interrogazione: «Roma è invasa da un esercito di bancarelle e camion-bar, non risparmiano nemmeno le vie più prestigiose. Le responsabilità del Comune appaiono più evidenti se si considera che sono passati due anni dall’approvazione del Regolamento del Commercio e cinque mesi dall’assegnazione dell’incarico per redigere il nuovo Piano per il Commercio a Risorse per Roma. Un ritardo pesantissimo, a cui il Comune deve dare una spiegazione».
30 ottobre 2007. Tornano alla carica Mollicone e Ghera: «Rizzo e Lobefaro fanno ammoina sul “suk” del centro quando invece serve un cambiamento radicale in difesa della bellezza e della legalità. È in ballo la difesa di Roma dall’orrendo urbano e il diritto dei romani di vedere strade e piazze libere da bancarelle e camion bar che vendono prodotti scadenti senza controllo igienico-sanitario».
Ancora Ghera e Mollicone all’attacco il 5 novembre: «Ricordiamo a Veltroni che la sua maggioranza governa dal 1993, la smetta di prendere le distanze da responsabilità che sono soltanto sue e del centrosinistra».
Il 7 novembre il capogruppo comunale Marco Marsilio accusa: «Nonostante la politica degli annunci sui giornali, Rizzo, Veltroni e Marrazzo non riusciranno a nascondere che il Comune è inadempiente rispetto al comma 15 dell’articolo 28 del decreto Bersani sul commercio, che assegna ai comuni il compito di «individuare le aree di valore archeologico, storico e artistico nelle quali l’esercizio del commercio è vietato o sottoposto a condizioni particolari per la salvaguardia dei monumenti».
Pochi giorni dopo ancora Ghera e Mollicone: «Per quanto riguarda le caldarroste, vorremmo sapere dagli assessori competenti per quale motivo non viene fatta rispettare la tracciabilità della merce e il rispetto della vendita a peso e non a pezzo». E ancora Ghera e Mollicone: «Chiediamo una commissione Trasparenza in Comune e in I Municipio per capire come un immigrato con domicilio presunto possa affittare una costosa licenza di camion-bar o di ambulante. Oltretutto la maggior parte delle contravvenzioni fatte a costoro non possono essere riscosse per l’impossibilità di conoscerne la domiciliazione».
Il 20 dicembre di nuovo Ghera e Mollicone accusano: «Risulta di estrema gravità dal punto vista politico e amministrativo l’interpretazione fornita per autorizzare per dieci anni gli operatori di Piazza Navona senza passare per un bando pubblico».
Il 6 marzo 2008, per finire, Mollicone presenta un’interrogazione sul bando per le postazioni di cocomero nel I Municipio: «Chi tutela la libera concorrenza? Vogliamo verificare se tutte le condizioni del bando sono state rispettate».