La lunga eclissi di luna nel cielo dell’Ara Pacis

L’Ara Pacis, due lune ed un’eclissi nel cielo di Roma. Sicuramente l’eclissi di luna incuriosirà i passanti più del pianeta reale. È la grande, magica luna che fino al 25 maggio staziona nel cielo sopra l’Ara Pacis, ripetendo ogni sera, dall’ora del tramonto, l’eclissi del 3 marzo scorso. «Strofa Ripetuta», la prima installazione italiana di Angela Bulloch, quarantenne artista inglese, fa parte del progetto di Enel Contemporanea, iniziativa che vedrà a Roma una serie di opere legate all’energia e realizzate ogni anno da artisti internazionali, a cura di Francesco Bonami. Racconta la Bulloch: «L’Ara Pacis è un luogo sacro, e per me che lavoro molto su progetti pubblici è stato un regalo poter lavorare in uno spazio che è stato pubblico per più di 2000 anni. Altare sacrificale e oggetto di processioni nell’antichità, oggi è di nuovo un posto intorno al quale la gente passeggia, in una sorta di processione contemporanea. A Roma la storia è verticale, va dalle sedimentazioni più profonde fino in questo caso all’architettura di Richard Meyer che avvolge l’Ara Pacis. Bisognava andare ancora più in alto, per questo ho scelto il cielo come tela, o luogo di lavoro. La luna, 5 metri di diametro, è illuminata internamente, e la superficie esterna diventa lo schermo delle proiezioni. Sono il risultato di una rielaborazione tra le eclissi avvenute a Roma e a Londra e foto della Nasa, e la durata è quella della eclissi reale, 3 ore e 45 minuti. Ai passanti offre anche la faccia nascosta della luna, in uno spazio pubblico che include il privato, e la doppia dimensione architettonica, antichissima e contemporanea insieme, è affascinante».
Questo è il primo di tre progetti per i quali Bonami ha scelto artisti e luoghi molto diversi: «Enel Contemporanea mi ha chiesto di pensare tre progetti pubblici, la mia riflessione è partita dai luoghi e in base a questi ho scelto gli artisti. Due luoghi centrali: l’Ara Pacis come simbolo di Roma, antico contemporaneo e polemico, con Angela Bulloch; Piazza del Popolo, la Roma classica, dove quest’autunno Patrick Tuttofuoco installerà un cantiere ideale per la Roma del futuro, e un quartiere importante, la Garbatella, Roma vista come realtà urbana che si trasformava verso la modernità. A Piazza Damiano Sauli ci sarà la fontana del danese Jeppe Hein, un’occasione per capire come l’architettura e l’arte contemporanea a volte si mimetizzano nella vita normale. Sono certo che molti guarderanno alla fontana di Hein come ad una semplice fontana interattiva senza porsi il problema dell’opera d’arte. Roma è quella che è perché dai Romani fino al Settecento chi l’ha governata ha sempre investito nella contemporaneità, con contrasti che creano energia e fanno crescere il contesto civile».