La lunga marcia delle Church’s In mostra 133 anni di scarpe

In Inghilterra un’esposizione racconta con immagini e musica la storia delle celebri calzature artigianali

Erica Orsini

da Londra

Da più di un secolo sono sinonimo di quella certa eleganza britannica senza ostentazioni e senza tempo. Con le loro impunture cucite rigorosamente a mano e i pellami resistenti al clima uggioso di Londra e dintorni, hanno imposto una moda comoda, sempre fedele a sé stessa. Modelli accuratamente calibrati, forme mai stravaganti, stringhe in primo piano sia nei modelli maschili che femminili. Camoscio morbido per i mocassini, nappa multicolore negli ultimi modelli da barca. Chi non ha mai desiderato calzare un paio di Church’s almeno una volta alzi la mano. Magari soltanto per curiosità, per vedere se erano veramente eccezionali come i loro estimatori affermano. E adesso che compiono 133 anni di vita, una mostra inglese ne celebra la gloriosa storia, dal 1873 fino ai giorni nostri. «With these hands we make great shoes» è il titolo dell’esposizione che rimarrà aperta fino al 3 dicembre di quest’anno alla Museum & Art Gallery di Northampton, cittadina britannica che ha dato i natali al fondatore. La storia ha inizio verso la fine del 1600 grazie al talento di Stone Church, un calzolaio che tramanderà i segreti della sua arte a ben tre generazioni, fino al nipote Thomas Church. Sarà quest’ultimo infatti, nel 1873, a fondare insieme ai suoi tre figli una fabbrica in Duke Street.
All’inizio solo una piccola realtà artigianale, capace poi di evolversi e trasformarsi in un marchio di fama internazionale, distribuito in una quarantina di Paesi. La sua «britannicità» ha conquistato anche i mercati più difficili, soddisfacendo perfino i gusti più raffinati come quelli italiani. I prezzi non sono certo alla portata di tutti, ma, tra i marchi d’élite, le Church’s sono tra quelle ancora abbordabili, quindi senz’altro le più popolari. Con una clientela affezionata, disposta a spendere pur di acquistare la stringata nera con le impunture o il mocassino di camoscio liscio. Durata e resistenza sono universalmente riconosciute. Un cliente Church’s difficilmente tradisce il suo primo amore. Nel museo di Northampton – un piccolo gioiello dedicato interamente alle calzature provenienti da tutto il mondo che solamente gli inglesi potevano inventarsi – il passato e il futuro di quest’azienda scorrono paralleli grazie a una scenografia costruita come un racconto, con luci, suoni e immagini che accompagnano il visitatore attraverso un itinerario storico denso di fascino. Perché naturalmente non si tratta solo di belle scarpe. Dietro a una Church’s c’è una tecnica artigianale spinta fino alla maniacalità di cui quest’azienda va teneramente orgogliosa. Chi visita la mostra inglese potrà ritrovarsi all’interno della riproduzione di un negozio, simile a quelli ormai sparsi in tutto il mondo.
E per dimostrare che la storia delle scarpe fatte a mano non è solo una favoletta pubblicitaria, per l’occasione mister Spencer Wainwright, anziano artigiano in pensione con un’esperienza decennale, è stato richiamato in servizio, per mostrare a tutti la tecnica costruttiva. Qualche segreto forse, lo terrà per sé, come tutti i veri artisti. Altrimenti che Church’s sarebbero?