La prima lunga notte degli sfollati in fuga

Nelle tende, in auto, negli alberghi, da amici, parenti o conoscenti: uomini, donne, vecchi e bambini con la stessa storia negli occhi

L'Aquila - Il campo di calcio è un campo profughi e la piazza d'armi, lo stadio dell'atletica all'Aquila, un gigantesco ricovero all'aperto. In migliaia si sono riversati nei luoghi aperti di questa città ferita dal terremoto, lontani da muri che si spezzano e cornicioni che cadono. Sono migliaia e migliaia gli sfollati che passeranno la notte lontano dalle proprie case lesionate. All'Aquila come a Paganica, a Onna come a Pizzoli. Donne, uomini, bambini, anziani con lo sguardo perso che si aggirano nei punti predisposti per l'accoglienza, una coperta sulle spalle o un pigiama indosso, la stessa storia da raccontare: "Un botto enorme, poi il silenzio e le urla dei feriti".

Di tendopoli ce ne saranno cinque all'Aquila e una ventina in altrettanti comuni della provincia che sono stati colpiti. "Lasciate le vostre case lesionate, non rientrate", ha detto il premier Berlusconi. Ma non ci sarebbero tornati: c'è ancora la paura. Paura di una notte come quella dell'inferno della terra che trema, che travolge tutto e tutti.

E sarà, questa, davvero una  notte sarà difficile; lo sanno i cittadini e lo sanno gli uomini della Protezione civile che stanno allestendo le tendopoli più in fretta possibile. Molti dormiranno in auto, altri da amici e parenti o conoscenti. Chissà. "La notte sarà difficile" ripetono all'unisono i soccorritori: ci sono ancora decine di persone sotto le macerie, è piovuto e piove ancora, la temperatura non supererà i sei gradi e salirà la rabbia.

Negli alberghi sulla costa sono stati messi a disposizione altri 10.000 posti, gratuiti. Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha ripetuto l'invito a raggiungerli con gli autobus messi a disposizione, ma anche con mezzi propri. In molti però non se la sono sentita di spostarsi. Per ora è probabile che in pochi andranno negli alberghi e solo nei prossimi giorni ci sarà l'esodo verso la costa: un esodo già visto sette anni fa quando da San Giuliano di Puglia, mentre si cercavano i corpi dei bambini sotto le macerie della scuola crollata per un altro terremoto, i molisani sopravvissuti si spostarono negli alberghi di Termoli.

Nelle tendopoli che stanno nascendo c'é però solidarietà: le cucine da campo sono in funzione, i più forti aiutano i più deboli, i soccorritori si muovono all'unisono, la gente parla a bassa voce. E ascolta, le paure e i problemi degli altri cercando di dare un po' di conforto a chi ne ha bisogno. Una piccola luce in una notte che si annuncia lunga, difficile e buia.