La lunga notte degli Uffizi nel segno dei filosofi

Il tributo al francese Bernard Henry Lévy e al commissario europeo Emma Bonino

da Firenze

Bernard Henri Lévy è convinto che in Francia sono tornati i «vecchi demoni: la paura dell’altro, la xenofobia, il nazionalismo stretto». Chiama questo nuovo scenario «sovranitismo». È la nuova corrente francese che accomuna Destra e Sinistra antieuropea e che con il suo «no» alla Costituzione ha fatto breccia all’affondo della Gran Bretagna, che ha una visione «solo mercantile» dell’Europa. «È una crisi drammatica e uscirne sarà un cammino lungo e faticoso». A Lévy, 57 anni, leader dei nouveaux philosophes, intellettuale, polemista e romanziere, è stato assegnato ieri sera a Firenze il premio speciale «Per la libertà di pensiero» alla Nona edizione del premio Galileo. Insieme a lui riconoscimenti sono andati ad altri quattro illustri nomi contemporanei: ad Andrea Bocelli - che nel corso della serata al Giardino dei Boboli ha cantato l’Ave Maria di Gounod -, alla giovane pianista russa Ksenia Bashmet, all’ex commissario europeo Emma Bonino (per la pace), al romanziere messicano Carlos Fuentes (per la cultura).
Il premio Galileo, fondato e animato con passione da Alfonso De Virgiliis, ha attirato ieri sera a Firenze 1.200 ospiti dall’Italia e dall’estero, in rappresentanza del mondo della politica, della cultura, dell’arte, dell’economia. Un appuntamento spettacolare che ha coinvolto centinaia di musicisti e ballerini in un percorso che si è articolato attraverso la Galleria degli Uffizi, il Corridoio Vasariano, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Il shakespeariano «Sogno di una notte di mezza estate» è stato il tema conduttore di tutta la serata. Dal 1996, anno della prima edizione, il Galileo è costantemente cresciuto per prestigio internazionale e per opulenza organizzativa; e dalla sua originaria vocazione squisitamente musicale si è esteso ai campi della politica e della cultura. Tra i vincitori del passato vanno ricordati Zubin Mehta, Giuseppe Sinopoli, Franco Battiato, Uto Ughi, Shimon Peres, Riccardo Muti e Jack Lang.
Tornando a Lévy e alla sua idea d’Europa, egli ha detto che nel futuro del continente sono tre i modelli che si possono ipotizzare: «Una somma di piccoli Stati-museo, colonie dei grandi imperi americano e cinese. Il secondo modello: un continente unificato dal punto di vista economico ma dove i cittadini non avranno tutti i diritti ai quali possono aspirare, e cioè un’Europa senza unità politica: quella preparata - ha sottolineato - dal no francese alla Costituzione. Un’Europa buona per il business, ma non per i suoi abitanti. Infine, un’Europa politica dove accanto all’economia ci sarà spazio per i diritti dei cittadini. È ancora possibile - ha concluso Lévy -, ma per realizzarla occorre un grande sforzo di aggregazione e di cultura da parte di tutti».