La lunga rincorsa verso la bellezza romana

Sculture di arte egizia. E anche assira, cipriota, greca, etrusca e naturalmente romana. Il tutto a due passi da Campo de’ Fiori. Rimane aperto tutta l’estate il museo Barracco che comprende quasi 400 opere, un panorama esaustivo, dunque, sullo sviluppo della scultura all’interno delle civiltà fiorite nel bacino del Mediterraneo. L’ingresso, a ridosso di corso Vittorio Emanuele, è dal vicolo dell’Aquila, dove il palazzone di marmo bianco che ospita la collezione dal 1947, accoglie i visitatori attraverso una balconata con vista su Primo Cafè», ristorantino che prova ad attirare i turisti attraverso le parole chiave del Belpaese, «Pasta e Pizza», che campeggiano su un enorme tendone bianco. L’edificio - conosciuto come palazzetto Le Roy - è detto anche Farnesina ai Bullari perché i gigli che decorano le facciate sono stati erroneamente attribuiti ai Farnese. Lunga la gestazione fino all’attuale allestimento: l’edificio, infatti, è stato costruito, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane nel 1500; ulteriori piani sono stati aggiunti nel 1800; un make up c’è stato agli inizi del Novecento ad opera dell'architetto Guj che ha ricondotto questa struttura alla forma originaria. L’ampia collezione del museo (che si può ammirare dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19, costo di ingresso 3 euro) è stata donata al Comune nel 1902 dal barone Giovanni Barracco che ha originariamente raccolto diverse sculture antiche nella sua casa di via del Corso. L’attuale location riserva le due sale iniziali alla collezione egizia, dove le opere sono posizionate in ordine cronologico e si parte da sculture del terzo millennio fino ad arrivare all’epoca della dominazione romana. Si può così ammirare la stele funeraria di Nefer, la sfinge di Hatshepsut, una clessidra ad acqua in basalto. L’arte assira è ricordata, invece, attraverso alcune lastre decorate a rilievo provenienti da Ninive e Nimrud e databili tra il nono e l’ottavo secolo avanti Cristo.
Il secondo piano del palazzo ospita poi la sezione greco-romana che comprende sia originali attici del V e IV secolo avanti Cristo che copie romane di opere greche. In particolare una testa di efebo e una di Atena della Magna Grecia, tre frammenti di opere di Mirone. Per il periodo romano una fra tutte: il frammento di un mosaico che raffigura due pernici che si abbeverano, proveniente dalla villa di Livia a Prima Porta.