Lunga vita alla banda

I suonatori sono spesso costretti a pagarsi divise e strumenti

nostro inviato a Sgurgola (Frosinone)
Musica tra la gente. Le bande di paese da sempre sono un veicolo culturale per diffondere l’amore per le sette note dal Nord al Sud dell’Italia, nelle metropoli e nei piccoli comuni. Sono radicate non solo nel territorio, ma anche nella cultura musicale del Bel Paese: Giuseppe Verdi è stato maestro di banda, Gioacchino Rossini le ha portate in scena per La gazza ladra, grandi musicisti hanno cominciato a suonare indossando le colorate divise delle formazioni bandistiche, marciando tra sagre e processioni.
Eppure oggi le nostre 4.500 bande musicali (la cifra sale a 7.200 includendo Corali e gruppi folcloristici) non se la passano bene: trattate spesso con sufficienza dalle istituzioni, sembrano considerate interpreti trascurabili della grande tradizione musicale italiana. E rischiano l’estinzione, di fronte a problemi economici spesso insormontabili. «Il contributo statale previsto da una legge del 1968 è di 650 euro l’anno. Così i musicanti sono costretti a comprarsi le divise e gli strumenti, devono pagarsi in proprio le spese per la manutenzione della sala da musica e per le trasferte, e andare avanti non è facile», sospira Antonio Corsi, da 25 anni «anima» dell’associazione bandistica musicale «Città di Sgurgola» e direttore artistico dell’associazione di categoria Assomusica. Più che mai determinato a salvare quella che lui chiama «nobile arte» da una dolorosa scomparsa.
Corsi, che fino al 2006 è stato sindaco del suo paese, ha lavorato fianco a fianco con i funzionari del ministero dei Beni culturali, scrivendo a tutti gli 8.107 comuni italiani per censire le dimensioni del fenomeno a livello nazionale. Il risultato di questo grande lavoro non è stato solo statistico, ma ha dato vita a qualcosa di molto concreto: il primo museo delle bande musicali, nato subito dopo l’istituzione della «Giornata nazionale della musica popolare», voluta dal governo Berlusconi nel 2004 e ultimamente un po’ dimenticata.
La sede del museo, gestito dalla stessa banda in convenzione con il comune, ovviamente è a Sgurgola. «C’era la Torre della Mola, un’antica costruzione del 1100 - ricorda Corsi - inglobata nelle strutture di un vecchio mulino, in abbandono. Ho pensato che sarebbe stato bello comprare il rudere, restaurarlo e destinarlo a celebrare l’importanza delle formazioni bandistiche per l’Italia». Per farlo, Corsi da primo cittadino ha utilizzato i finanziamenti compensativi concessi per il passaggio dell’Alta velocità sul territorio di Sgurgola. Ora a un centinaio di metri dalla linea ferroviaria Roma-Napoli il museo è una realtà. «Ospita cimeli musicali da tutto il Paese: strumenti musicali, divise, partiture. È un modo per far conoscere alla gente questo immenso patrimonio di storia, cultura e tradizione che non può essere dimenticato». Un punto chiave, sul quale Corsi ha scoperto di avere un grande alleato, il maestro Riccardo Muti. Che a giugno dirigerà una banda calabrese per dire, alla sua maniera, che questa realtà va tutelata a ogni costo.
«La presa di posizione di Muti per noi è importantissima, e non c’è dubbio che le istituzioni debbano scuotersi dall’indifferenza», continua Corsi. Che spiega come le bande non vogliano «soldi da nessuno». La strada da percorrere, secondo l’ex sindaco con le sette note nel sangue, è un’altra. «Ci vuole una nuova legge, ma non servono aiuti economici diretti. Penso piuttosto a benefici e sgravi fiscali. Per esempio, agevolazioni tariffarie sui viaggi, esenzioni dall’Iva per l’acquisto di strumenti e divise. Poi va affrontata la questione Siae, visto che anche la più piccola formazione è costretta all’iscrizione. E sarebbe una buona idea permettere a privati e aziende che ci sponsorizzano lo scarico fiscale dei contributi».
C’è poi un problema legato alla didattica. Nell’800, e agli inizi del secolo scorso, le amministrazioni comunali «assumevano» direttamente i maestri di banda. Coniugare i limiti di budget di un piccolo comune con la voglia di tornare a migliorare il livello tecnico delle bande è l’ultima idea di «finanza musical-creativa» di Corsi. «Penso che, dovendo colmare una carenza nella pianta organica di una piccola amministrazione, si potrebbe cercare una figura professionale che unisca un diploma specifico per quel posto a un titolo di conservatorio. Così avremmo la possibilità di contare su personale interno anche per insegnare musica ai componenti della banda». L’aspetto didattico è fondamentale. Per l’esperienza bandistica passano centinaia di ragazzi, sono 130mila i musicanti italiani. «Nei 25 anni vissuti con il nostro complesso, ho lavorato con 150 musicanti, solo qui a Sgurgola», sintetizza Corsi. Che conclude lanciando un appello al prossimo esecutivo: «Serve al più presto un intervento normativo che attendiamo ormai da 40 anni. Altrimenti suonerà la marcia funebre per una realtà che per i paesi è importante quanto i campanili, che ha un valore sociale oltre che culturale, e che da sempre accompagna i momenti felici e quelli tristi delle nostre comunità».