Lunga vita al Festival (ma non è Sanremo)

Provate a chiamarlo Convegno della Mente di Sarzana. Ci sarà il fuggi fuggi. Chiamatelo Festival, e vedrete che gli appassionati arriveranno a frotte. Sarà che la parola si àncora dentro il significato dell’antico festivale romano, un sorta di gioioso baccanale.
Anche quello di Sanremo lo chiamano Festival, ma non ha niente a che vedere con l’argomento di questo articolo. Quindi, chi volesse sapere di cantanti, soubrette, pippibaudi e pierichiambretti, vada avanti di due pagine. Gli altri si possono fermare qui. E scopriranno che in Italia, secondo una ricerca Swg, sono oltre nove milioni le persone che migrano l’estate alla ricerca di weekend variamente colti. Del boom della fortunata formula dei Festival (letterari, musicali, scientifici, filosofici, eccetera) abbiamo parlato varie volte. Ma adesso Guido Guerzoni, docente di storia economica alla Bocconi, conferma dati alla mano una cosa che molti sospettavano: i festival portano pure soldi. E molti.
La ricerca si intitola: «Eventi culturali e impatto economico. Il Festivaletteratura di Mantova» e sarà presentata venerdì prossimo proprio a Mantova (Teatro di Bibiena, ore 17, con Tiziana Gibelli, Guido Gerzoni, Riccardo Chiaberge, Paolo Gubitta e Giuseppe Laterza). Dopo l’estate uscirà inoltre un saggio per il Mulino contenente studi comparati sull’impatto di Festivaletteratura 2006, Mostra di Gauguin-Van Gogh di Brescia 2005-2006, Festival della Mente di Sarzana 2007 e le mostre 2006-2007 del Mart di Rovereto.
A Mantova, dice Guerzoni, nel 2006 «a fronte di un investimento di circa 1,4 milioni di euro, l’impatto economico totale è stato di poco inferiore ai 15 milioni di euro». Per un euro investito, si è mosso un indotto di 10 euro. A Brighton hanno calcolato che per ogni sterlina spesa in spettacoli ed eventi collaterali, i visitatori ne spendono 22,26 in hotel, ristoranti, biglietti di treno, bus e parcheggi. Non male, in tempi di subprime e crisi finanziarie globali. Si capisce allora il boom di questi eventi, e i timori di un’inflazione di cultura che potrebbe portare il sistema in tilt. Solo nel Vecchio Continente i Festival sono almeno tremila, con una crescita di altri cento ogni anno e una programmazione che varia dalle 15mila alla 20mila giornate estive complessive.
Sono troppe? Forse per qualche gruppo ambientalista che già si è mosso per calcolare le emissioni di CO2 prodotte dallo spostamento di questi milioni di festivalieri. Sarà per questo che a Mantova vanno già tutti in bicicletta.
caterina.soffici@ilgiornale.it