Il lungo addio di Pippo: «Questo festival tra i miei migliori»

Il day after di Baudo: «Ho fatto scelte vincenti come quella di Chiambretti». Poi pizzica Bonolis: «Nel 2009 non ci sarò, ma non vado a Canale 5»

nostro inviato a Sanremo

Siccome Piero Chiambretti ha saggiamente consigliato di «dare ai Cesaroni quello che è dei Cesaroni», bisogna dare a Pippo quello che è di Pippo. Ieri mattina alle 11 e mezzo era già in sala stampa a commentare la Waterloo degli ascolti di quello che probabilmente è stato il suo ultimo Festival e lo ha fatto da gran signore, disquisendo, argomentando, litigando un po’ e persino deragliando ogni tanto per parlare di Rossini e del teatro San Carlo. E aveva già letto tutti i giornali, lui così perfezionista, e ha persino citato testuale un articolo di Cesare G. Romana, a dimostrazione che presentatori si nasce e lui modestamente lo nacque, come diceva Totò. Perciò attenti: quando Pippo Baudo dice che «non ho più nulla da dire», vuol dire che ne ha ancora molto.
E infatti.
«Conserverò questo festival come uno dei più cari. Da qui mi porto via alcune scelte vincenti come quella di Piero Chiambretti, con cui avrei dovuto già fare un programma tivù I gemelli diversi, ma poi tutto è tramontato». Tra i due c’è una luna di miele che gli sguardi incrociati, le battute alternate e la sintonia che si è vista all’Ariston confermano ogni tre per due. Persino quando lo deve prendere in giro, Chiambretti è quasi fraterno e gli ha persino regalato il commento più bello che potesse fargli: «Quando ho fatto Sanremo con Mike Buongiorno – ha scherzato Chiambretti ma non troppo – lui è arrivato due giorni prima dello show. Pippo è qui dall’anno scorso». In realtà Baudo è arrivato l’8 febbraio (cena con i ravioli alla borragine di «Vittorio») e riparte questa mattina con un aereo da Nizza per Roma dopo quasi un mese trascorso all’Ariston ventiquattro ore al giorno. Roba d’altri tempi. Forse questa è davvero una delle poche note positive nel day after di Pippo Baudo, che ha subito regalato un «Chiambretti è sprecato a La7» così stentoreo che l’eco è arrivato fino a Roma, in zona Viale Mazzini. Comunque c’è da confermare che sua Pippità è uno schiacciasassi. L’altro giorno il suo medico ammetteva che pochi altri uomini sarebbero stati in grado di sopportare in piedi l’attacco influenzale che lo ha colpito in questi giorni. Eppure non solo pochi si sono accorti che era imbottito di antibiotici, ma lui ieri, allo stremo per un 72enne ubriaco di fatica e raffreddore, ha srotolato le sue sentenze in conferenza stampa poi ha «preso un caffè» ed eccolo a Domenica In, dove per sei ore ha tenuto banco con un altro day after, quello del festival, passando in rassegna tutti i cantanti compresa una imbarazzante, quasi grandguignolesca Loredana Berté. Tanto prima aveva annunciato che «il mio contratto con la Rai scade nel 2008 ma tranquilli, non passo a Canale 5». E chissà se fischiavano le orecchie a Bonolis... Difficile che, dopo un anno di convivenza con Del Noce, Pippo farà il prossimo Sanremo, ma chissenefrega. Baudo è il festival. E allora ha consigliato che il gruppo dei big nel 2009 dovrebbe passare da 20 a 15; che quest’anno avrebbe potuto esserci Ringo Starr ma poi ha annullato la tournée e buonanotte; e che non si può togliere la componente spettacolare a un festival sempre più anchilosato e tradito. «Checché ne dica qualcuno, la musica da sola in tv non fa più di due milioni e mezzo di spettatori». Come a dire: perché vi lamentate tanto dei 9 milioni e 641mila spettatori di sabato sera? È anche vero che Mario Venuti, tanto per citare un concorrente, «è felice se ai suoi concerti vengono 7 o 800 persone». Quindi, cari signori, smettetela di lamentarvi. D’altronde la lamentela è una delle migliori ricette italiane, generalmente accompagnata da quisquilie politiche che, nel caso di Baudo, sanno di accanimento terapeutico. Tutti a chiedergli se, visto che ha il contratto in scadenza, preferisce una vittoria elettorale della destra o della sinistra. Lui, che ormai manda a memoria la risposta, stavolta l’ha messa giù in modo ultimativo: «Io sono legato al centrosinistra e lo sa anche Berlusconi, che mi rispetta lo stesso». Visto? Tra uomini di mondo ci si capisce, d’altronde le bandiere servono solo allo stadio.