Il lungo assolo di Ibrahim strega l’Olimpico

Seguiti anche il jazz informale di Braxton, De Paula con Bosso e Fasoli con una band tedesca

da Vicenza

Le New Conversations di Vicenza sono il festival che anticipa, a fine maggio, l’estate italiana del jazz e diventa di anno in anno più interessante. Questa volta il programma è dedicato alla tematica del «sogno sudamericano». Ma i cultori del jazz più impegnato vanno a cercarlo nel duo di Anthony Braxton e William Parker, nel jazz tedesco che ospita il sassofonista veneziano Claudio Fasoli e nella serata speciale del Teatro Olimpico dove si presentano, nell’ordine, il pianista Andrea Bacchetti, il duo del chitarrista Irio De Paula con il trombettista Fabrizio Bosso e il pianista sudafricano Abdullah Ibrahim che una volta si chiamava Adolph Johannes «Dollar» Brand.
Il jazz informale superstite, ancora ben suonato e più che mai ricco di influenze - e però amato da pochi - è offerto da Anthony Braxton e William Parker, sassofoni e contrabbasso, e dal trio tedesco di Alexander von Schlippenbach pianoforte, Paul Lovens batteria ed Evan Parker (che però è inglese) sax tenore. Ci sono lunghe sequenze acri e torride, ma non manca fra il pubblico la nostalgia per il periodo, anni Sessanta e Settanta, nel quale il jazz (non a caso i protagonisti ne rifiutavano perfino il nome) era in America e in Europa una musica-contro amata dai giovani. La migliore classicità contemporanea viene dal trio di Joachim Kuhn pianoforte, Gerd Dudek sax tenore e Christian Lillinger batteria con Claudio Fasoli perfettamente all’altezza. Qui tutti gli spettatori sono d’accordo e ammirano il giovane e ipercinetico Lillinger, che maturando potrà diventare un batterista eccezionale.
Lo Zentralquartett di Connie Bauer, trombone, Manfred Hering, sax alto, Ulrich Gumpfert, pianoforte, Baby Sommer, batteria, riserva qualche delusione. Tre dei quattro componenti sono gli stessi di tanti anni fa, con Hering al posto di Ernst-Ludwig Petrowsky: l’assenza di questo campione del jazz europeo si fa sentire. Alla fine il quartetto tenta di riproporre la magica Plié fur Inge, dove al trombone solenne di Bauer si sovrapponeva il clarinetto quasi feroce di Petrowsky. Ma la voce dei cantori non è più quella.
La serata speciale è aperta dal pianista classico Andrea Bacchetti con trenta minuti deliziosi (Bach, Ravel, Debussy, Villa Lobos). Vicenza Jazz non è nuova a queste imprese che prefigurano i concerti del futuro: nel 2004 invitò Karin Schmidt a cantare Kurt Weill e Uri Caine in un programma mozartiano. Il successo si ripete e dispone bene la platea, ovunque esaurita, per la chitarra neolatina di Irio De Paula in magnifica e discorde concordia con la tromba di Fabrizio Bosso.
Ecco infine Abdullah Ibrahim al pianoforte solo («la mia musica è preghiera», dice). Sceglie fra i tremila temi che conosce o che ha scritto quelli che più gli piacciono in quel momento, li mette in fila senza soluzione di continuità, li abbellisce e li cambia con tutte le variazioni possibili. Tiene per 55 minuti i suoi ammiratori con il fiato sospeso, perché non si capisce se quei suoni poetici e insoliti siano graditi. Ma dopo l’ultima nota l’applauso esplode incontenibile. Prima del lungo bis.