Lungo, commovente viaggio con il tocco di Zhang Yimou

L'etica nipponica rimuove le emozioni, come il teatro cinese, che impone maschere agli attori. Mille miglia... lontano di Zhang Yimou ne coniuga le sobrietà in una storia che collega altresì passato e presente, tradizione e modernità. Ne deriva un bel film, che dice tutto con poco, audace nell'affermare la continuità dell'identità nazionale in tempi di globalizzazione. Partendo da un'inchiesta sul teatro cinese per la tv giapponese, condotta dal figlio ora morente, il padre (Takakura Ken, grande attore giapponese fin da Yakuza di Schrader, 1975) vuol registrare il canto - è Il viaggio solitario, mille miglia lontano, tratto dal classico Romanzo dei tre regni - di un attore cinese. Ciò completerebbe il lavoro del figlio, un modo per risarcirlo dell'affetto che non aveva saputo dargli da ragazzo, ma è anche un modo, per lo spettatore, di vagare per lo Yunnan e scoprirne il cuore antico: una ricchezza che affiora oggi anche nelle condizioni peggiori, quella del carcere dove è finito l'attore e quella della solitudine in cui è piombato il suo figlioletto. Portate i fazzoletti.
MILLE MIGLIA... LONTANO di Zhang Yimou (Cina/Giappone, 2005), con Takakura Ken, Li Jiamin. 108 minuti