Lungo regolamento di conti con un finale alla Monicelli

Presentato all’ultima Mostra di Venezia, Lady Vendetta è il terzo film d’una trilogia: segue Mr. Vendetta (2002), in Italia apparso solo in dvd (Lucky Red), e Old Boy, presentato al Festival di Cannes nel 2003. Park Chan-Wook è dunque un regista da festival che ne scuote la routine col sadismo. Fatti suoi. Fatti nostri sono che Lady Vendetta sottoponga i personaggi (dunque lo spettatore) ad atrocità finte, ma dal fondamento reale. Ecco dunque la disperazione di bambini sul punto d’essere strangolati: attorno a questa scena, il film racconta d'una ragazza (Lee Young-ae), complice del rapimento di un bambino poi ucciso. Imprigionata per tredici anni, all’uscita dal carcere vuol regolare i conti col colpevole principale (Choi Min-sik), rimasto impunito. Si giunge così alla scena finto-snuff, che deve giustificare la ritorsione dei familiari delle vittime. Poteva bastare un accenno, ma Park Chan-Wook è un meticoloso e non vi risparmia nulla. Arduo da seguire, Lady Vendetta ha qualche trovata, soprattutto quelle sardoniche; il finale invece è il ricalco collettivo del rituale di morte di Un borghese piccolo piccolo di Monicelli.

LADY VENDETTA di Park Chan-wook (Corea del Sud, 2005), con Lee Young-ae, Choi Min-sik. 112 minuti