Lungodegenze, arriva la stangata

Anche i nonnetti non autosufficienti contribuiranno a pagare la sanità regionale. È l’ultima novità del «Patto per il risanamento, lo sviluppo il riequilibrio e la modernizzazione della sanità del Lazio» e riguarda proprio la retta giornaliera nelle residenze sanitarie assistite (Rsa) che l’anziano, ricoverato nella struttura in questione, dovrà versare, in base al suo reddito, fino a un massimo del 50 per cento dell’intero importo. Il tutto in barba alle cosiddette politiche sociali della giunta Marrazzo. Infatti le Rsa non sono altro che ospedali per il ricovero e la cura di chi non è più completamente autosufficiente e, tuttavia, sono parte integrante dell’offerta sanitaria che di qui a breve verrà elargita a pagamento per certune fasce di reddito. E non solo quelle agiate. Infatti l’anziano che verrà ricoverato in una Rsa pagherà la quota di partecipazione alla degenza a partire da un reddito equivalente ai 13mila euro fino ai 25mila, contribuendo fino al 40 per cento del costo complessivo mentre il restante 60 per cento sarà a carico del fondo sanitario. Se invece il nonnetto vanterà un reddito superiore ai 25mila euro annui gli spetterà di pagare ben il 50 per cento della spesa. Per quei pensionati sociali e per quanti beneficiano invece di un reddito inferiore ai 13mila, ci penserà il comune di residenza a versare il dovuto. E per una cifra pari al 40 per cento. Vale a dire meno rispetto a un anziano di reddito superiore a 25mila euro. Una contraddizione che ha dell’incredibile ma così è scritto nero su bianco nell’atto di giunta n. 98/2007. Va sottolineato peraltro che questa previsione è considerata «attuabile in via sperimentale». Quindi potrebbe essere anche ampliata e arricchita di nuovi codicilli vessatori. Fino a oggi difatti tra le Rsa non vengono contemplate le residenze per le terapie di riabilitazione motoria e la lungodegenza, né tanto meno i servizi sanitari di hospice. Bisognerà vedere a regime, e cioè quando verrà conclusa la riduzione dei 3mila posti letto nella capitale, come verranno valutati i parametri di impatto del provvedimento. Intanto quel che è certo è «il bisogno di valutare la spesa sanitaria sociale e familiare - così si legge nel testo - per registrare a regime informazioni relative ai bisogni assistenziali e alle condizioni cliniche degli ospiti tali da valutare la congruità delle tariffe adottate rispetto all’effettivo assorbimento delle risorse». Già, chissà quanto sarà l’effettivo costo del progetto. Per adesso la Regione ha messo in conto di destinare 6milioni di euro. Tanto ci sono i cittadini, quelli che la sinistra considera «abbienti», che pagano.