Lungotevere Cavour, quattro passi tra buche, discariche verdi e scippi

Una bordura di alberi, arbusti e cespugli fioriti che separa dal traffico caotico del lungotevere. Una tranquilla e isolata passeggiata con vista sul fiume. Sulla carta, i marciapiedi di Lungotevere da ponte Regina Margherita a ponte Cavour sarebbero davvero una piacevole parentesi nel panorama cittadino, il luogo ideale accanto al quale lasciare la macchina per entrare a piedi nella Ztl del centro. Peccato che la realtà sia molto diversa.
Lungi dal poter passeggiare, chi vi cammina sopra deve tenere lo sguardo fisso a terra, per evitare di inciampare su dossi e dissesti vari o di cadere nelle voragini. Nel breve tratto che costeggia le strisce blu prima di ponte Regina Margherita si trovano alcune buche e un lungo rattoppo che percorre il marciapiede in tutta la lunghezza fino a quando non viene interrotto da un’ampia spaccatura - composta da più «isole» di sterrato ed erbacce - che taglia in due l’intero percorso, costringendo i pedoni a una sorta di slalom e i ciclisti che, qui passano per poter accedere alla ciclabile sugli argini, a portare la bici in spalla. Lo scenario è poco differente nel tratto che va verso ponte Cavour. Anche qui, infatti, una lunga toppa d’asfalto corre parallela all’aiuola e ci sono buche ed erbacce. Il degrado coinvolge le aiuole di bordura. In entrambi i tratti, alberi e cespugli sono ricettacoli di sporcizia, discariche «verdi» dove si può trovare di tutto, da cartacce e bottiglie di vetro vuote fino a abiti, stracci, scarpe vecchie e, perfino, borse. E sì, perché, la crescita selvaggia delle piante ha reso la passeggiata veramente isolata. Forse, sarebbe più corretto dire pericolosamente isolata.
Alto è il numero di scippi, tentati o portati a termine. Le vittime sono, per lo più donne, sole o in coppia, ben vestite e con i tacchi, che renderebbero difficoltoso l’eventuale inseguimento del ladro. Quando sono giunte all’incirca a metà del percorso, il malintenzionato, che le ha seguite a distanza, corre, strappa la borsa e, preso quello che vuole, si dilegua tra i cespugli, gettandola alle sue spalle, dettaglio quest’ultimo che gli garantisce la fine della caccia e, in molti casi, delle urla delle signore. Nessuno interviene. Le grida si perdono nel rumore del traffico poco distante, la siepe protegge da sguardi indiscreti. Gli unici che potrebbero accorgersi dello scippo sono i residenti nei piani alti dei palazzi dall’altro lato della strada. Se, però, in quel momento fossero affacciati alle finestre, non avrebbero il tempo di scendere e intervenire. Quando cala il buio, i marciapiedi diventano il regno di senzatetto e sbandati, spesso ubriachi, che stendono in terra teli o cartoni sui quali dormire. Il verde è usato come latrina. Ovunque, sporcizia e rifiuti. La vicinanza con il fiume unita agli avanzi attira i topi. A rendere più grave la situazione di abbandono è il fatto che quello sul marciapiede sia un passaggio obbligato per chi, dovendo andare in centro e non avendo il permesso, deve lasciare l’auto su lungotevere. Passare sullo stretto zoccolo di asfalto lungo le strisce blu è impossibile per chiunque, sia per le sue dimensioni sia per la presenza di rami e cespugli. Camminare su lungotevere non è consigliabile, a causa della velocità delle auto. L’alternativa è il marciapiede dietro i cespugli, dove i rischi non sono minori, solo di diversa natura.