L'Unione cerca un "salvagente" Bertinotti: sì a maggioranze variabili. Fi: astuzie della sinistra

Il centrosinistra tenta di allargare la maggioranza su provvedimenti a rischio come il rifinanziamento della missione in Afghanistan o la legge elettorale. Fi: "Non siamo un pronto soccorso". An: "Escamotage per salvare il governo"

Roma - "Sì a geometrie variabili", purché ci sia l'accordo dell'intera maggioranza. Ospite della trasmissione "Otto e mezzo" il presidente della Camera Fausto Bertinotti commenta la proposta lanciata dal ministro dell'Interno Giuliano Amato di appoggiarsi a maggioranze variabili su singoli provvedimenti, a cominciare dall'Afghanistan. Per Bertinotti questo principio vale certamente per la legge elettorale perché "ha una vocazione unanime di carattere trasversale". Ma per gli altri casi precisa: "Esiste un campo di argomenti in cui le maggioranze variabili sono nelle cose. Non si capisce perchè debba essere solo la maggioranza di governo a fare analizzare una proposta di riforma elettorale. Ci sono poi altri temi dove le geometrie variabili si possono fare ma solo nel caso in cui sia d'accordo la maggioranza tutta. Non può essere utilizzata come una clava la maggioranza variabile. Altrimenti, se per 10 volte la maggioranza di governo si allarga, diventa un'altra maggioranza, quella reale". Se più volte c'è "un nuovo allargamento al centro", avverte Bertinotti, allora "questa è la nuova maggioranza".

Forza Italia Blocca qualsiasi tentativo di "allargare" la maggioranza il vice-coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. "Francamente la maggioranza a geometria variabile teorizzata ieri da Eugenio Scalfari e rilanciata oggi dal ministro Amato in un'intervista è una proposta per cercare di fare i conti, ma solo sul terreno dell'astuzia, con il fatto che nel centrosinistra convivono tendenze inconciliabili quali la sinistra estrema, la cosiddetta sinistra riformista, centristi di variopinto colore, anticlericali ottocenteschi e ultraclericali. Per non essere una sorta di minigolpe - spiega Cicchitto - le maggioranze variabili richiederebbero allora, e paradossalmente, governi altrettanto variabili. A meno di non ritenere che l'attuale centrodestra debba tramutarsi in una sorta di pronto soccorso o di forza subalterna di complemento, dividendo le sue truppe a sostegno di questa o di quella frazione politica, di questo o quell'interesse economico, o esigenza religiosa, o progetto laicista presenti nella cosiddetta maggioranza. Evidentemente non siamo a questo punto, anzi siamo in una situazione reale, nella quale il governo spesso non riesce ad avere una maggioranza stabile in Parlamento proprio perché‚ per evitare che Berlusconi vincesse le elezioni ha dovuto mettere in campo tutto e il contrario di tutto. E allora - conclude - in assenza di mutamenti politici reali allo stato non realizzabili, purtroppo il governo deve verificare se sull'Afghanistan, sulla Tav, sulle pensioni, sui Dico ha la sua maggioranza autosufficiente, e se non ce l'ha deve prendere atto e dimettersi".

An Durissimo attacco del presidente dei senatori di Alleanza nazionale, Altero Matteoli: "Proporre maggioranze variabili su singole misure è un escamotage per salvare il governo. Con tutto il rispetto per il ministro Amato, non possiamo condividere la sua tesi. Ancor meno condivisibile è quanto sostiene Bertinotti che condiziona le maggioranze variabili all'accordo nella maggioranza: se il governo non avrà al Senato la maggioranza dei 158 senatori eletti, dovrà andare al Quirinale e dimettersi. È più che evidente che i 158 voti non valgono solo per la fiducia, ma sono necessari per tutti i provvedimenti di carattere politico".