L'Unione dà una mano all'Italia: 71 milioni per i rimpatri dei clandestini

Sbloccati oggi dalla Commissione europea i fondi per gli anni 2008-2011 per arginare il fenomeno degli sbarchi. Polemiche sui soldi per l'integrazione: «L'Italia non li ha chiesti». Ma Barrot chiarisce: «Non è nelle priorità del vostro paese»

Piovono soldi sull'Italia. Ma gli aiuti in questione non servono a fronteggiare la tanto temuta crisi economica, quanto a cercare di ridurre un'altra emergenza: quella degli sbarchi clandestini sulle nostre coste. La Commissione europea, infatti, ha iniziato proprio oggi a distribuire i 676 milioni di euro del Fondo 2008-2013 destinato ai rimpatri degli immigrati irregolari. Di questi, ben 71 milioni sono toccati all'Italia. Che, già da diversi mesi, ha deciso di accelerare in maniera significativa sulle espulsioni degli extracomunitari senza permesso di soggiorno. Una nota della Commissione europea spiega che l'Italia ha scelto di attuare tutte e quattro le priorità strategiche del fondo: cioè sviluppo di un approccio strategico per la gestione dei rimpatri; cooperazione tra gli stati membri per la loro gestione; utilizzo di strumenti innovativi e specifici internazionali; sostegno alle norme e alle migliori pratiche comunitarie sulla gestione dei rimpatri. Fra i progetti finanziati dal programma annuale 2008 in Italia, c'è la «mappatura delle principali comunità di migranti in Italia, volta ad identificare gli eventuali migranti irregolari che potrebbero optare per un rimpatrio volontario». Ma, chiariscono da Bruxelles, ciò non ha niente a che vedere con il censimento dei rom, ultimato dal governo italiano nelle aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli. Altri due progetti finanziati con il denaro della Ue sono «programmi per il rimpatrio volontario assistito e di reinserimento per gruppi vulnerabili e l'organizzazione di voli charter di rimpatrio in cooperazione con altri Stati membri e con l'agenzia di monitoraggio e intervento transfrontaliero Frontex. Testimonia il commissario alla Giustizia della Commissione europea, Jacques Barrot, «l'Italia ha dato prova di impegno per una gestione equilibrati dei rimpatri, che renda più efficaci le operazioni e al tempo stesso incentivi e promuova i rimpatri volontari assistiti». Del programma per i rimpatri, oltre all'Italia, per ora beneficiano anche Finlandia ed Estonia. Quest'ultima ha chiesto all'Ue anche i fondi per il programma di integrazione. A questo progetto hanno avuto accesso, su loro richiesta, anche Gran Bretagna, Svezia, Polonia, Olanda, Malta e Ungheria. Una principio di polemica è stato appiccato dalle forze dell'opposizione perché l'Italia non avrebbe richiesto anche questo genere di assistenza. «Sono i Paesi che stabiliscono le loro priorità nel chiedere di accedere ai fondi - ha fatto sapere Barrot -, poi la commissione che stabilisce le cifre, in base alle necessità obiettive e reali del Paese».