«Luoghi di culto a ore? Si può fare»

Arriva a Milano la banca politically correct. E non a caso nasce in viale Jenner, proprio di fronte alla famosa moschea. Politically correct perché Agenzia Tu, così il gruppo Unicredit ha deciso di chiamare questa rete di filiali, si rivolge solo ai lavoratori immigrati. Milano, Bologna e Torino, sono queste le tre città scelte per la sperimentazione, ma entro la fine del 2007 apriranno in tutto 10 agenzie: da Roma a Trieste, passando per Firenze e Verona. In viale Jenner si lavora ormai da due mesi, ma per l'inaugurazione ufficiale bisognerà attendere martedì prossimo.
Intanto sono già molti i passanti che arrivando davanti al civico 51, si fermano incuriositi. Se non fosse per il marchio Unicredit, non sarebbe facile capire che si tratta di un'agenzia. Un design innovativo ne mette subito in luce il carattere originale: divanetti rosso acceso di forma circolare, pc di ultima generazione a disposizione dei clienti e sulle pareti ampi pannelli con foto di volti che riflettono diverse nazionalità. E proprio a loro, gli immigrati, è indirizzata l'ultima sfida del gruppo guidato da Alessandro Profumo. Tre i prodotti di punta: conti correnti, prestiti personali e mutui, ma soprattutto consulenza multilingue. Non immaginate i classici bancari ingessati in completi blu dietro lo sportello, i quattro addetti alle relazioni e ai finanziamenti non svolgeranno le tipiche funzioni d'agenzia, ma piuttosto saranno pronti a fornire assistenza al credito. Chi in arabo, chi in albanese e così via per venire in contro alle esigenze di tutti i clienti. Quanti? Per valutare il successo dell'esperimento sarà necessario aspettare ancora qualche mese, ma è lecito pensare in positivo, soprattutto a Milano. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, gli immigrati che vivono in città sarebbero 162,169, circa il 12,39 per cento dei residenti milanesi, una componente tre volte superiore ai dati su base nazionale (4,5 per cento). E a Milano i potenziali clienti continuano ad aumentare , 19.044 gli stranieri arrivati nel 2005, il 55 per cento dei quali ha deciso di vivere a Milano città. «Ho già aperto un mutuo con l'Unicredit per comprare casa», racconta Akram che vende kebab nel negozio dall'altro lato della strada. «Io ho un conto alle Poste - rivela Nasser della macelleria araba - ma mi piacerebbe poter parlare la mia lingua in Banca perché non so ancora bene l'italiano». Non tutti nella zona però, mostrano lo stesso entusiasmo: «Non mi sembra il modo giusto per farli integrare: - polemizza un cameriere del vicino Old Duck Café - imparino la nostra lingua», gli fa eco una signora della zona.