Lupi: "L'evangelista Travaglio parla ma è un condannato"

Onorevole Lupi, l’altra sera ad «Annozero» che parlava del caso Mills ha detto a Travaglio che non accettava «prediche da un pluricondannato per diffamazione». Lui ha replicato che non era vero, ma poi Santoro vi ha interrotti e ci è rimasta la curiosità di sapere quali sono queste sentenze di condanna.
«Eccole qua, le avevo tra le mani ma Santoro non mi ha fatto spiegare. Travaglio ha subìto due condanne per diffamazione in sede civile. La prima, nella causa intentatagli da Cesare Previti, in cui è stato condannato ad 8 mesi e al risarcimento di 20mila euro. La seconda nella causa per diffamazione contro Fedele Confalonieri e il gruppo Mediaset, dove è stato condannato a pagare oltre 24mila euro. Non so proprio come possa negare. L’ho detto per sottolineare da quale pulpito veniva un sermone di ben 7 minuti contro Berlusconi, senza alcuna possibilità di replica. Che titoli ha Travaglio per parlare, pagato dalla Rai, come se le sue parole fossero Vangelo?».
Nel corso della trasmissione perché non è riuscito a controbattere?
«Perché così è costruito il programma, al di fuori di qualsiasi regola propria della tv pubblica. Sei, come al solito, uno contro tutti e reclami invano che sia data pari dignità alle diverse opinioni. All’inizio c’è la predica laica di Travaglio che può dire tutto e il contrario di tutto, poi si passa ad altri servizi così non puoi rispondere e alle 23,25, a 5 minuti dalla fine, ecco che viene letta la sentenza Mills per 1 minuto e mezzo, malgrado Santoro avesse detto di non voler entrare nel merito. Per finire, è concessa solo una battuta di 30 secondi ai presenti. Tutto molto, molto scorretto».
Ma lei, anche se in mezzo alla rissa, di accuse ne ha lanciate parecchie.
«Sono riuscito a dire che se Travaglio loda tanto l’Inghilterra perché lì i politici si dimettono e da noi no, come mai non prende a modello anche il fisco inglese che, dopo tutti gli accertamenti sul caso Mills, ha concluso che l’avvocato non aveva avuto alcuna donazione ma un compenso per prestazione professionale, tanto che lo ha tassato?».
In trasmissione Franceschini ha detto che i giornalisti devono avere più coraggio per controllare il potere politico.
«Una cosa che mi ha molto preoccupato, perché questo suona come un appello del Pd alla stampa di sinistra perché controlli non tutti, ma i suoi nemici. È la seconda volta che Franceschini lo fa: la prima è stata quando ha invitato l’informazione a controllare le liste del Pdl e si è scatenata la polemica sulle veline, ora un altro appello che dice: “Armatevi e partite”, non per assolvere ai legittimi doveri della stampa, ma per fare campagne di parte».
Secondo lei «Annozero» è tra quelli che già sono impegnati in questo senso?
«Ormai lo sappiamo, com’è fatto il programma di Santoro. Un’altra cosa scorrettissima, che ho denunciato, è stata la costruzione dei servizi da Bruxelles. Prima quello sugli operai che manifestano per la crisi economica e poi la conferenza stampa di Berlusconi che risponde a Repubblica sulle candidature europee, le veline e la vicenda di Noemi Letizia. Come dire: mentre esplode la disperazione per i problemi gravi, il premier si occupa di questioni leggere, di donne».