Lupi: «Serve una squadra di giovani»

Il commissario cittadino di Fi: «Professionalità importante ma non determinante. No alle logiche di potere»

Chiara Campo

«La questione della professionalità è importante, ma non determinante». Maurizio Lupi, commissario cittadino di Forza Italia insieme a Luigi Casero, ricorda quando entrambi furono nominati assessori - uno all’Urbanistica, l’altro al Bilancio - dall’ex sindaco. Letizia Moratti insiste per una giunta di persone già esperte, e chiede ai partiti una lista di nomi anche esterni al consiglio comunale. Lupi invece spiega che «nel ’97 Albertini ci scelse dandoci fiducia, oltre che per le nostre competenze politiche e magari anche professionali. Non ero un esperto di urbanistica, ma avevo alle spalle 4 anni da consigliere comunale di opposizione, avevo maturato sensibilità politica, sono stati i motivi per cui mi è stato assegnato un assessorato importante in cui dicono che i risultati si siano visti. Se Albertini e il partito non avessero ragionato così, non sarei entrato nella squadra».
Metodo che funziona non si cambia?
«Dico che per Forza Italia è fondamentale creare una classe dirigente giovane, e l’esperienza amministrativa locale è il primo luogo per formarla. In questi anni, e i risultati elettorali lo hanno dimostrato, ci sono stati giovani capaci e competenti che si sono distinti con il loro lavoro in consiglio comunale, è giusto dare loro un’opportunità. Ripeto, il tema della professionalità è importante ma non determinante».
Meglio politici che tecnici?
«In alcuni casi i tecnici in giunta vanno bene, ma non deve essere la regola. Un assessore è soprattutto al servizio della cittadinanza ed è guidato da questa coscienza. Poi, può scegliere accanto a sé esperti per avere consulenze e migliorare il proprio lavoro. Non esiste una regola perfetta: Fi proporrà alla Moratti politici che vengono dalla società civile, impegnati nel sociale».
Quali sono i criteri che state usando per la scelta dei nomi?
«Il nostro criterio sarà di privilegiare i consiglieri comunali che abbiano fatto esperienze di responsabilità nella passata legislatura, anche giovani presidenti di commissione che hanno ottenuto buoni risultati in campagna elettorale, perché anche il consenso è importante. Ricordo che i 40 consiglieri nella lista di Fi hanno ottenuto più di 30mila preferenze, gli stessi che hanno preso insieme Lega e Udc, e sono stati il valore aggiunto che ci ha permesso di passare dal 27,8% delle ultime politiche al 32,2%. Da una parte il consenso clamoroso per Berlusconi, dall’altra il buon lavoro delle persone che erano nella lista».
I criteri supereranno il test del sindaco?
«Non credo ci sia diversità, con Letizia Moratti c’è un comune sentire, ci sono normali discussioni legate alla formazione, l’importante è approcciarsi all’esame senza pregiudizi: né i partiti nei confronti dei suoi nomi, né da parte del sindaco per quelli che faremo noi».
I cittadini si aspetteranno di vedere in squadra i candidati che hanno scelto alle urne...
«I cittadini si aspettano quello su cui la Moratti insiste e contro cui lotta anche Fi: le poltrone non vengono distribuite secondo logiche di potere, la squadra deve essere fatta da persone autorevoli, ma anche giovani e rappresentative, perché questo ci permetterà di avere nei prossimi 9 anni lo stesso successo di quelli passati. La Moratti farà un buon lavoro se avrà una buona squadra».
Il malumore degli eventuali «esclusi» potrebbe manifestarsi in aula?
«La lealtà dei partiti della Cdl non è in discussione, il consiglio comunale è un tema che dà argomentazioni: Fi ha una classe responsabile, lo ha dimostrato nei 9 anni passati e lo farà anche nei prossimi 5».