Lupi: "Spudorato ipotizzare che il Pontefice menta"

Il deputato azzurro: l’esecutivo ha perso un’altra occasione per tacere, è chiaro a tutti che non era in grado di garantire la sicurezza di Pontefice e studenti

Roma - Onorevole Lupi, da monsignor Bagnasco arriva un richiamo forte alla coscienza di chi da cristiano fa politica in Italia. Lei legge nelle sue parole un invito alla coerenza rivolto ai parlamentari di centrosinistra?
"Io ho l’impressione che quando il presidente della Cei interviene non lo fa rivolgendosi a uno schieramento politico ma alla responsabilità di ognuno di noi. Quello di monsignor Bagnasco è un richiamo alla libertà di ciascuno di noi. Non obbliga nessuno a fare niente ma richiama alla responsabilità profonda dell’essere cristiani".

Ma come si fa a conciliare il vincolo partitico con la propria coscienza personale?
"Non c’è un manuale per l’uso perché sarebbe riduttivo per l’uomo in quanto tale. Ma ci sono paletti e pilastri irrinunciabili, ad esempio sulla difesa della vita, determinati dall’essere cattolici".

Nella sua esperienza si è mai trovato a votare provvedimenti in contrasto con le sue convinzioni?
"Per fortuna no ma questo è dovuto anche alla fortuna di stare dentro un partito che rispetta le sue varie anime e che ha a cuore l’uomo e le sue libertà. Non voglio contestare i cattolici che in politica hanno fatto altre scelte. Ma è inevitabile che certi nodi vengano al pettine. Io ho una stima profonda per la senatrice Binetti ma è ovvio che la sua battaglia nel Pd non potrà trovare terreno fertile".

Il numero uno della Cei riapre la ferita della Sapienza e rivela che il Papa ha rinunciato per i suggerimenti provenienti dall’autorità italiana. Una ricostruzione che Palazzo Chigi smentisce.
"La spudoratezza di Palazzo Chigi arriva persino a ipotizzare che Bagnasco possa avere detto bugie. Il paradosso è evidente. È assolutamente chiaro che il governo ha sconsigliato la visita perché non era in grado di assicurare la sicurezza non tanto del Papa quanto degli studenti. Il governo ha perso un’altra occasione per essere dignitoso e stare zitto".

Monsignor Bagnasco entra in maniera molto diretta nel dibattito italiano. Prevede polemiche infuocate?
"Mi aspetto le solite reazioni di chi urla e sbraita contro l’intromissione della Chiesa nella vita civile, gli stessi che la ammettono quando dice qualcosa che fa a loro comodo. Io credo che dovremmo essere grati a chi, con voce forte, ci richiama ai grandi ideali. Questo non vuol dire che io mi senta comandato a fare qualcosa, seguo comunque la mia responsabilità personale".

Per il presidente della Cei l’Italia è affetta dalla «paura del futuro e da un senso di fatalistico declino». È una stoccata al governo?
"Sarei in contraddizione se volessi tirare per la tonaca Bagnasco. Però il suo è un richiamo forte che viene dopo una settimana tremenda, tra lo scandalo rifiuti, l’intolleranza verso il Papa e il caso Mastella. Lo leggo come uno stimolo a risollevare questo Paese".