Lupo, il giudice che disse no al pool di Mani pulite

Il giudice preliminare di Firenze è la seconda volta nella sua carriera che sale alla ribalta di una
grande inchiesta, e che il precedente ne segnò sgradevolmente il
percorso professionale

Non alto, i capelli perennemente arruffati, taciturno. E' questo il ritratto di Rosario Lupo, il giudice preliminare del tribunale di Firenze che emesso gli ordini di custodia in carcere per corruzione in relazione agli appalti per il G8 alla Maddalena. Ma il ritratto di Lupo non sarebbe completo se non si ricordasse che è la seconda volta nella sua carriera che sale alla ribalta di una grande inchiesta, e che il precedente ne segnò sgradevolmente il percorso professionale.

Lupo infatti era a metà degli anni Novanta giudice preliminare presso il tribunale di Milano, dove si occupava dell'indagine condotta dai pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo a carico di Silvio Berlusconi, Cesare Previti e altri indagati per la presunta corruzione giudiziaria relativa al Lodo Mondadori. Ma quando i due pubblici ministeri chiesero il rinvio a giudizio del Cavaliere e degli altri imputati, Rosario Lupo rispose di no:"Non luogo a procedere" per totale insufficienza di prove.

Una clamorosa ed inattesa doccia fredda per le tesi dell'accusa. La Procura la prese malissimo, e il clima intorno a Lupo si fece così sgradevole che nel giro di poco tempo chiese e ottenne il trasferimento a Firenze. Come è noto, la vicenda poi si trascinò a lungo: la Procura fece ricorso contro l'ordinanza di Lupo, la Corte d'appello - accogliendo in parte la richiesta dei pm - rinviò a giudizio Previti e altri imputati,ma prosciolse Berlusconi per intervenuta prescrizione. Previti fu poi condannato, e la sua condanna definitiva sta alla base del contenzioso che ancora si trascina tra Berlusconi e Carlo De Benedetti per porre fine, a vent'anni di distanza dai fatti, alla "guerra di Segrate" alla per il controllo della Mondadori.

Quell'episodio ha lasciato comunque su Rosario Lupo l'etichetta di magistrato garantista, scrupoloso nella valutazione delle prove. E anche di questo è probabile che abbia tenuto conto la Procura di Firenze nel decidere quanti e quali indagati candidare all'arresto per gli appalti del G8, in modo da non incorrere in un nuovo "niet" del giudice Lupo.