Il lupo ritrova la sua tana sulle montagne liguri

Recenti aggressioni a greggi di pecore fanno pensare a un ritorno del predatore che pareva ormai quasi scomparso da diversi anni

Alberto Rosselli

Il lupo sta tornando a ripopolare in maniera significativa l'Appennino ligure? Stando alle ultime notizie di cronaca dell'estremo ponente (vedi le molte aggressione ai danni di greggi avvenute nei giorni scorsi nella zona di Pornassina, Mendatica e Valle Arroscia), sembrerebbe proprio di sì. Senza considerare gli studi e monitoraggi a supporto di questa tesi effettuati negli ultimi anni dall'assessorato provinciale all'Ambiente e le indagini condotte dal professor Alberto Meriggi del Dipartimento di Biologia Animale dell'Università di Pavia. I primi segnali della ricomparsa di questa specie nei nostri monti risalgono infatti al 1989. «Il lupo è ricomparso in diverse zone della Liguria e, nonostante i fenomeni di bracconaggio e la penuria di talune specie di ungulati, come daini, cerbiatti e caprioli, sembra godere di discreta salute», spiega Meriggi. La notizia è di quelle buone e lascia sperare in un ripopolamento controllato che possa garantire allo spauracchio di Cappuccetto Rosso un più sereno avvenire.
E pensare che fino al XVIII secolo il lupo era una specie diffusissima in tutta la regione ligure. Basta dare un'occhiata alla toponomastica dell'entroterra per renderci conto dell'impatto che questo animale ebbe, già a partire da epoche remote, sulla cultura e sulle tradizioni della popolazione rurale appenninica. Addirittura a monte dell'abitato di Pegli si trovano tracce evidenti dell'antico passaggio dell'animale. Vedi la località «Fossa del Lupo» e la piccola «Valle Luea»: segnali di una memoria storica mai sopita e riscontrabile in altri indicativi siti della provincia e della regione, come «Fossa del lupo», «Canale del Lupo» e «Cantalupo». Ma a parte i toponimi e le leggende, anche la storia religiosa ligure abbonda di citazioni che fanno riferimento al canide e alle sue non sempre tranquillizzanti abitudini alimentari. Una tradizione popolare attribuisce a Sant'Alberto (monaco-eremita che verso la metà del XII secolo soggiornò in una grotta sulla sommità del Monte Contessa) un autentico miracolo: quello di avere strappato un bimbo in fasce dalle fauci di un animale che, stando alla storia, doveva somigliare più a un grizzly che a un lupo. L'episodio sarebbe anche rappresentato da un discreto affresco collocato in un santuario dell'entroterra di Sestri Ponente.
Verso la fine del XIX secolo, nonostante la caccia spietata alla quale era stato sottoposto da contadini e cacciatori, il lupo era ancora frequente nelle province di Imperia, Genova, Savona e La Spezia. Lo si poteva trovare, in branco o in esemplari isolati, nella Alta Val Nervia, nel territorio di Triora, nell'entroterra di Laigueglia, nell'area di Cairo Montenotte, di Piana Crixia e nella zona del Sassello. Più ad est era rintracciabile a monte di Levanto e in Alta Val di Vara. Per quanto concerne, invece, la provincia di Genova, gli ultimi avvistamenti risalirebbero alla fine degli anni Venti del secolo scorso. Nei comuni di Rossiglione e Tiglieto il lupo scorrazzava ancora nel 1900, e sul monte Antola fino al 1910, con ulteriori, sporadici avvistamenti intorno al 1929. Da quest'ultima data per oltre quarant'anni l'animale si eclissò progressivamente, fino ad essere dato per estinto. «I risultati delle ricerche in provincia di Genova, condotte tra il 1998 e il 2001, hanno confermato la presenza stabile di lupi nel territorio del Parco Naturale Regionale dell'Aveto. La caccia di frodo e la scarsità di prede selvatiche determinano oscillazioni della densità di popolazione nel settore di levante della provincia».
Nel ponente, invece, dove la disponibilità alimentare risulta essere maggiore, il fattore limitante è però rappresentato dalla più densa antropizzazione della campagna. Gli ultimi dati circa l'attività del lupo nelle province di Savona e Imperia sembrano comunque positivi e, secondo gli studiosi, rappresentano importanti indici anche nell'attuale processo di ricolonizzazione delle Alpi da parte dell'animale. Vittorio Lucchini, dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (Infs) di Bologna, ha completato a questo proposito interessanti studi sulla genetica del lupo «italiano» e sulle sue abitudini venatorie e riproduttive. Le ricerche hanno inoltre mostrato come il processo di moltiplicazione dell'animale sia avvenuto in maniera del tutto spontanea, senza fare ricorso a ibridazione con cani inselvatichiti.
Ma il lupo «ligure» corre ancora il pericolo di estinzione? «L'Appennino ligure - spiega Lucchini - è tuttora un ambiente a rischio, per i motivi di cui si è già detto. Fortunatamente, i danni causati dai lupi all'allevamento risultano molto contenuti» (anche se nell'estate del '96, a Capra, una frazione arroccata sulle Alpi Marittime, alcuni pastori sostennero che le loro greggi erano state decimate da un famelico lupo, ovviamente di proporzioni fuori dalla norma, ndr). Che fare dunque? «Per preservare la specie e salvaguardare gli allevatori - suggerisce Vittorio Lucchini - occorrerebbe garantire un rapido risarcimento degli eventuali danni denunciati, cercando nel contempo di inserire il lupo nei Parchi Naturali regionali, dove la presenza di ungulati può facilitarne l'alimentazione naturale».