Lussana, l’ex catechista che si è convertita alla rivoluzione del Nord

La deputata leghista: «Sono religiosa praticante, ma moderna. Sono di sinistra sui temi sociali e di destra sull’immigrazione, per questo ho scelto il Carroccio»

Arrivata con qualche ritardo, Carolina Lussana si scusa alla romana: «Ah, i mezzi pubblici! Si sa quando si sale, ma...» e mi fa un sorriso complice che sottintende: «Non le chiedo di credermi, siamo a Roma». Così, dopo sette anni nella capitale - le due ultime legislature - anche la bella Carolina ha ceduto di misura ai ritmi e ai riti della romanità, a scapito del suo nerbo leghista e lombardo. Ma buon sangue non mente e ripiomba all’istante nella sua energica padanità. Con cenno imperioso mi ordina di affiancarla e si dirige a passo di marcia verso il suo ufficio di deputato.
Carolina è una valchiria di 36 anni, alta di suo e bisalta per i tacchi. Ha il corpo statuario, il viso deciso e lunghi capelli biondi. Giunta alla porta, invece di aprirla, la sradica. La stanza barcolla. L’onda d'urto agita il vessillo padano attaccato al muro e inclina i fiori nei vasi che perdono qualche petalo. Quando l’aria si ferma, mi accorgo che si è insinuata anche Nicoletta Maggi, la graziosa addetta stampa della Lega Nord che ha combinato l’incontro. Sarà la discreta testimone dell’intervista. Una precauzione di Carolina che dei giornalisti non si fida.
«Carolina è un nome molto romantico», dico, dovendo cominciare da qualche parte.
«Ha una radice germanica e significa donna libera. Un’idea di mia mamma legata a un suo ricordo d’infanzia. Era il nome di una signora elegante che suonava il piano», dice Lussana seduta dietro lo scrittoio col busto eretto. Indossa una camicia bianca col colletto aperto sopra la giacca scura.
«Bergamasca, laureata in Legge, brava ragazza. Dico bene?»
«Esistono le brave ragazze? Se sì, allora sì. È una definizione in cui mi riconosco», dice e arrossisce lievemente. Non però sul viso, ma alla radice del collo. D’ora in avanti, spierò lo sterno per capire i suoi umori.
«Beghina e amante dell’ordine. Giusto?».
«Sono tradizionale, religiosa praticante e ho avuto esperienze di catechista. Ma sono moderna e conosco la vita. Non sono più ingenua».
«Bacchettona?»
«Se intende persona che giudica gli altri, non è il mio caso. Avevo un’insegnante di Filosofia che diceva: “Bisogna conoscere e comprendere, mai giudicare”. Ne ho fatto il mio motto».
«Si è iscritta alla Lega a 20 anni. Mai pensato a un altro partito?»
«No, perché ho un lato rivoluzionario: la riscoperta dell'identità del Nord. Questo mi affascina tuttora. E poi, sono di sinistra se penso alle persone disagiate. Di destra se penso all'immigrazione. Questo, lo trovo solo nella Lega», dice senza incertezze.
«Ha un tono martellante. Recita a memoria?».
«Sono convinta di quello che dico».
«Le idee politiche della sua famiglia?».
«Il nonno paterno era un fascista che fece la marcia su Roma. Il nonno materno, un antifascista sorvegliato speciale del regime. Genitori agnostici».
«I valori cui tiene di più?».
«Coerenza, fedeltà, coraggio».
«Quale slogan nordista sente più suo: Padania libera, Roma ladrona, Forza Vesuvio?».
«Padania libera e Roma ladrona. Denunciano il sistema centralista che schiavizza le autonomie regionali».
«Le piacerebbe dare fuoco al Mezzogiorno?».
«Ho vissuto a lungo nel Sud perché mio papà seguiva i lavori dell’Acquedotto pugliese. Conosco i pregi, che sono il calore umano e i difetti, che sono il fatalismo e l’attesa che altri facciano per loro. Ma niente fuoco».
«Ironia della sorte, cinque mesi fa lei ha sposato un calabrese. Come vanno le nozze?» chiedo con cautela. Il terreno è minato. Gli sponsali di Carolina col deputato Udc, Giuseppe Galati, hanno infatti creato un putiferio nella Lega Nord.
«Tutto bene. Al cuore non si comanda. Spero di trovare nel matrimonio la felicità familiare. Lui è sulla stessa lunghezza d'onda», dice e guarda Nicoletta con l’aria di chiederle: «Ma questo che vuole?».
«Lui è il solito maschilista del Sud?».
«Per niente. Ha grande rispetto per le donne».
«Vi considerate una “coppia mista”, come dicono i leghisti?»
«Direi solo che non siamo una coppia padana doc. Ma ci sono precedenti illustri. Bossi è sposato con una siciliana e l'unione è ottima. Lega e Sud hanno diversi punti in comune. Alle elezioni saremo alleati col Mpa di Raffaele Lombardo. Il vicesindaco di Lampedusa, Angela Malaventano, è una leghista di ferro».
«Stando alla Lega, il vostro matrimonio. Calderoli non è venuto alla cerimonia di nozze sul Lago di Como».
«Calderoli è stato molto affettuoso. Si è scusato dicendo che dopo il fallimento del proprio, non amava assistere ai matrimoni degli altri. Smentisco di avere avuto problemi con la Lega prima o dopo. Tutti hanno visto che nulla è cambiato e che sono la solita Carolina».
«Mi sono inventato le polemiche?».
«C’è stata qualche protesta da parte di singoli. Il resto lo ha fatto la stampa che ci ha inzuppato il pane».
«Dicono che, per punizione, la Lega non la ricandiderà».
«Non credo proprio che un fatto privato possa penalizzarmi. In ogni caso, resto a disposizione quale che sia la decisone. La mia fedeltà verso Bossi è assoluta», dice e il collo diventa paonazzo.
«Come ha vissuto le ostilità?».
«Gli attacchi fanno male. Ma chi fa politica, è abituato. Ho visto di peggio».
«Suo marito è un notorio don Giovanni...».
«Era...».
«Anni fa fu coinvolto in un affare di droga», dico aspettandomi il peggio.
«Il Giuseppe che conosco io è uno che crede nell'impegno familiare. Io ho fiducia. Nella vita si fanno esperienze, poi si matura e si cambia». Carolina guarda Nicoletta. Nicoletta guarda lei. Si voltano all’unisono e mi inceneriscono. È ora di cambiare tono.
La Lega è un partito chiuso tipo Pci anni ’70. Giornalisti malvisti, ufficio stampa unificato, sempre tra voi. Non soffoca?
«Questo organizzarci in comune, garantisce efficienza. Siamo un collettivo che tende a evitare le personalizzazioni».
Quanto della vostra indennità va alla causa?
«Una quota fissa per la Lega nazionale. Un’altra quota va alle segreterie locali per finanziare gli sportelli aperti ai cittadini per consigli e aiuti».
Dai vostri ranghi le fughe si moltiplicano. L’ultima è quella di Giancarlo Pagliarini.
«Non abbiamo più esodi di quanti non ci siano negli altri partiti. Molte scissioni sono dovute a lambicchi personali, più che politici. Escludo che nella Lega ci sia meno libertà che altrove».
Oggi, con Bossi convalescente, siete guidati da Maroni-Calderoli, notoriamente cane e gatto.
«Il loro dualismo è una leggenda metropolitana. Ma se anche fosse, non avrebbe importanza. Da noi, la linea la dà Bossi».
Lei è la responsabile femminile del partito più maschilista d’Italia. Due sole donne su 36 parlamentari. Da spararsi.
«Nella scorse elezioni abbiamo preso meno seggi dell’atteso e le donne ne hanno fatto le spese. In precedenza, la quota femminile era del dieci per cento come negli altri partiti. Ora, speriamo nelle prossime. Ma le donne si devono dare da fare. Devono impegnarsi di più nelle attività interne. Se no, gli uomini prevarranno sempre».
Contenta di essersi liberata di Prodi?
«Come la maggior parte degli italiani. La sua impopolarità era altissima. Aveva fatto una campagna elettorale da Robin Hood promettendo di togliere ai ricchi per dare ai poveri».
Invece?
«Ha aumentato le tasse, togliendo a tutti. Anche il tesoretto, invece di darlo alle famiglie, lo ha girato alla grande industria, lasciando a bocca asciutta la piccola e media impresa. Disastroso».
Leader della Cdl sarà ancora il Cav. Niente di meglio all’orizzonte?
«Al momento è l’unico garante della coalizione e gode della fiducia dei cittadini. Perché cambiare se non ce n’è bisogno?».
Non la stuzzica uno come Roberto Formigoni?
«È sicuramente uno su cui il centrodestra può investire. Io lo apprezzo perché è sensibile al federalismo. Può essere il futuro».
Pierferdy Casini, testimone di nozze di suo marito?
«Vuole farmi litigare con Giuseppe?».
Se è quel babà che lei dice, la lascerà pur libera di dire la sua.
«Casini ha ambizioni, ma oggi è in difficoltà, specie al Nord. La Lega prenderà sicuramente più voti dell’Udc».
Veltroni, il fenomeno del momento?
«Non è il nuovo che avanza, ma il vecchio che torna. Nulla di più incartapecorito del Pd, unione tra Ds e Margherita, i due maggiori responsabili del fallimento di Prodi. Nuovi nomi per vecchie maschere».
Vinte le elezioni, si aspetta che il Cav. governi con la sinistra?
«Pensiamo prima a vincere e non sarà facile. Poi mi aspetto un governo che rispetti il risultato del voto e non le “larghe intese”. Questo non esclude il dialogo, senza però cadere nelle trappole di Veltroni. Clima più disteso, sì. Ma niente pastrocchi».
Se al suo maritino non piacerà come l’ho trattata, rischio di essere vittima di un delitto d’onore?
«Il delitto lo rischia da parte mia se l’intervista non mi piace».