Lussemburgo, addio paradiso fiscale

L’Antitrust impone l’abrogazione entro il 2006 della legge che garantisce redditi esentasse alle holding finanziarie

da Milano

Il Lussemburgo non sarà più il paradiso fiscale per le multinazionali. Così ha deciso la Commissione Ue, dando al Granducato un «ultimatum»: dovrà abrogare entro il 2006 il regime preferenziale accordato alle holding finanziarie che vi hanno sede, e queste ultime si dovranno adeguare entro il 2010.
Una severità giustificata con il passato rifiuto, da parte del piccolo Stato, di adeguarsi alle raccomandazioni di Bruxelles e modificare la normativa fiscale, considerata dalla Commissione una violazione dell’articolo 87 del trattato Ue sugli aiuti di Stato, in quanto garantisce «ingiustificati vantaggi fiscali ai fornitori di alcuni servizi finanziari», alterando così la concorrenza e il commercio tra le imprese in questo mercato.
Il ministro delle Finanze lussemburghese Luc Frieden è corso ai ripari, annunciando, subito dopo la pubblicazione della nota comunitaria, che il governo proporrà al più presto una soluzione alternativa e dicendosi soddisfatto di aver ottenuto quattro anni di tempo per consentire la riorganizzazione delle società. In realtà, il richiamo all’ordine era atteso da tempo, tanto che molte multinazionali hanno già provveduto a cambiare il loro statuto, trasformandosi in società di partecipazione finanziaria, che pur continuando a beneficiare di una serie di vantaggi fiscali, tuttavia sono sottoposte ad imposta sul reddito.
Nel mirino di Nellie Kroes, commissario Ue alla concorrenza, c’è infatti una normativa che risale al 1929 (solo parzialmente modificata nel giugno 2005) che permette alle società finanziarie - appunto «holding 1929» - di beneficiare di un regime fiscale estremamente favorevole, non assoggettando ad alcuna imposta i redditi, compresi capital gain, depositi bancari, dividendi e interessi di obbligazioni, che non sono neppure soggetti a ritenuta alla fonte. Comprensibilmente, nel corso degli anni molte società hanno trasferito le loro sedi nel Granducato, facendone il principale centro finanziario offshore europeo. Così, in un Paese che conta appena 450mila abitanti, hanno aperto sedi 180 banche di 25 Paesi diversi: il settore finanziario rappresenta più del 25% dell’attività economica del Lussemburgo e il 40% delle sue entrate fiscali, dando lavoro a 29mila persone, cioè il 10% della forza lavoro del Granducato.
Ora però «la globalizzazione dei mercati finanziari e l’attuale quadro normativo per i servizi finanziari hanno reso obsolete le leggi del 1929», secondo l’Antitrust europeo: da qui, la decisione di eliminare il sistema di defiscalizzazione.