Lusso, arrivano i cinesi Le superpenne Omas a un gruppo di Hong Kong

La società bolognese, produttrice di stilografiche d’alta gamma, è stata ceduta dal polo francese Lvmh, che l’aveva acquistata nel 2000

da Milano

Ai miliardari cinesi, si sa, il lusso made in Italy fa gola. Ma è la prima volta che si comprano direttamente un’azienda che lo produce. È il caso delle penne Omas, orgoglio della manifattura bolognese, cedute dal colosso d’Oltralpe Lvmh al gruppo Xinyu Hengdeli, ovvero il leader cinese del lusso. Avviato, a quanto sembra, a ricalcare le orme dai francesi, già protagonisti negli anni passati di shopping a tutto campo nel mondo delle griffe italiane.
Così è avvenuto anche per la storica fabbrica di stilografiche: nel 2000 è stata acquistata per 6 milioni di euro da Lvmh, che ora ha deciso di mantenere nel capitale della società soltanto una quota inferiore al 10 per cento.
D’altra parte, i rapporti tra il gruppo guidato da Arnault e la società quotata alla Borsa di Hong Kong, leader nella distribuzione degli orologi di lusso in Cina, sono più che stretti: i francesi sono azionisti di peso in Xinyu, accanto al colosso svizzero degli orologi, Swatch e al fondo governativo di Singapore, Temasek. E nei mesi scorsi il gruppo di Hong Kong ha siglato con Lvmh un accordo di distribuzione in esclusiva per la regione asiatica. L’operazione di ieri, in particolare, rappresenta una svolta storica per Xinyu, che si avventura in un ambizioso programma per ampliare globalmente il proprio business attraverso l’espansione geografica e l’acquisizione di marchi prestigiosi.
Come è appunto il caso di Omas, per il quale il gruppo cinese prevede «una solida estensione del marchio fino a comprendere gli accessori». Il tutto senza snaturare la filosofia dell’azienda, nata nel 1925 per iniziativa di Armando Simoni - Omas è infatti la sigla di Officina meccanica Armando Simoni - e specializzata fin dall’inizio in strumenti di scrittura di altissima gamma: dalla stilografica a dodici faccette sul modello della colonna dorica, omaggio alla passione del fondatore per l’arte greca, alla «penna del dottore», che nasconde al suo interno un termometro pronto all’uso.
Nell’era dei computer, però, il mercato è diventato difficile per le «vecchie» penne, sia pure di lusso: tanto che il 2006 si è chiuso per Omas con ricavi per 4,2 milioni, ma anche perdite per 7,2 milioni. Da qui, la svolta verso Oriente, terra di acquirenti miliardari in continuo aumento. Nessuno sradicamento, però: l’intenzione del nuovo azionista è di continuare a gestire ogni attività «da Bologna e nel pieno rispetto dei valori del marchio».
Resterà anche l’attuale managing director, Christophe Artaux: a rappresentare Xinyu Hengdeli Group nel consiglio d’amministrazione di Omas sarà il manager Michele Sofisti.